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la Luce che ognuno di noi ha dentro

  

«La nostra più grande paura non è quella di essere inadeguati. La nostra più grande paura è quella di essere potenti al di là di ogni misura. È la nostra luce, non la nostra oscurità che più ci spaventa.

Ci chiediamo, chi sono io per essere brillante, bellissimo, pieno di talento e favoloso? In realtà, chi sei tu per non esserlo? Sei figlio di dio. Il tuo giocare in piccolo non serve al mondo.

Non c’è niente di illuminato a sminuire se stessi in modo che altre persone non si sentano insicure vicino a te. Siamo tutti nati per brillare come fanno i bambini. Siamo nati per manifestare la gloria di Dio che è dentro di noi. Non solo in alcuni di noi, ma in tutti noi.

E mentre lasciamo che la nostra luce risplenda, inconsciamente diamo agli altri la possibilità di fare altrettanto. E quando siamo liberati dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.»

 
da “Un corso in miracoli”, citato da Marianne Williamson

 

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OUTING numero 1

È dura per me fare questo outing, ma devo dirlo:
SONO INTELLIGENTISSIMO, o almeno mooooolto intelligente.
È dura. Un po’ perché non mi va di dire i fatti miei, poi perché non gliene frega niente a nessuno, almeno per il momento.
Però devo farlo: sono convinto che la mia intelligenza, che è stata definita “nettamente superiore alla norma” (ho un QI di 138, non sono normale!) mi abbia creato grossi problemi… ma questo sarà oggetto di un altro outing prossimo venturo.
Per il momento tiro fuori ‘sto rospo. Qua il risultato del test che ho fatto un paio di anni fa:

wais-r

Quarto mondo

A volte passano giorni senza che accada nulla; forse sarebbe meglio dire che ti sembra che non accada nulla. Per uno che scrive su un blog si dice che “passano giorni senza che accada nulla di cui valga la pena di scrivere, o il blogger non se ne accorge”.
Sia come sia, oggi andando in treno verso Albenga, per un appuntamento molto importante (addirittura più importante di quello che avrei creduto) pensavo che sarebbe andato tutto bene, e che di quell’incontro, o di quello che avrebbe portato, avrei scritto sul blog; dirò di più: ero convintissimo che sarebbe stato un incontro proficuo e che avrei scritto di quello. E così è stato, solo che ci scriverò il prossimo post su quello.

Perché è successa un’altra cosa di cui vale la pena di scrivere, una cosa che è finita bene, ma solo per una serie di circostanze, una cosa che dovrebbe fare riflettere tutti, perché siamo molto più in basso di quello che si crede; cose che dieci anni fa sarebbero state impensabili, o avrebbero provocato sacrosante reazioni, passano inosservate fra l’indifferenza di tutti (anche nostra, di ciascuno di noi); e fra due, tre anni, se non ci svegliamo, succederanno cose che oggi sarebbero impensabili, solo fra due, tre anni, perché la velocità verso il peggio aumenta con progressione geometrica.

I fatti.

Alla stazione di Albenga sono sul marciapiede numero due, aspetto il Regionale 11315 delle 17.10 per arrivare a casa alle 18.08; devo fare delle cose con lo smartphone, cerco un posto dove sedermi, l’ultima panchina è occupata da una graziosa signora con un cagnetto al guinzaglio, è l’unica che offra posto e mi siedo continuando a digitare. Mentre il collegamento va e viene scambiamo due parole; la signora è diretta a Mondovì, prenderà un treno (il Regionale Veloce 1744) che a Savona si dirigerà verso nord per arrivare a Torino, mentre il mio, che seguirà il suo, continuerà per Genova. La signora dice che il treno «è in ritardo, come al solito», evidentemente lo prende spesso, per andare a sciare dice.

Infine il suo treno arriva e ci salutiamo; le ultime carrozze si fermano molto avanti, anche per la signora che lo prende spesso, quindi sono oggettivamente molto avanti; la signora, cagnolino in braccio, sale agevolmente. Non così una ragazza con la sua bimba (nemmeno due anni secondo me) e sua madre che, dopo avere corso per raggiungere le ultime carrozze ed avere passato sul treno alcuni bagagli ad una passeggera cortese… si vedono chiudere le porte letteralmente in faccia ed assistono alla partenza del treno…

Mi accorgo che qualcosa di grave è successo perché la ragazza comincia ad urlare, chiama «Polizia!», insomma si incazza, giustamente, come una bestia! Successivamente un passeggero che aveva visto il tutto mi dirà che sì, c’era uno della Polizia Ferroviaria che aveva assistito alla cosa, ma poi si era ritirato nell’ufficio. Su questo non posso dire nulla ma, se fosse vero, sarebbe credibilissimo visto che il quarto mondo siamo noi e le cose che dieci anni fa… eccetera.

Non solo la ragazza continua a fare casino, ma siamo in particolare in tre ad alzare la voce, tutti “non più giovani”. Su questo particolare posso sbagliarmi, ma così mi è sembrato, e se così fosse ho una teoria per questo: quelli “non più giovani” ricordano quando le cose giravano abbastanza a dovere (e di conseguenza si incazzano, avendo coscienza e conoscenza di cosa sono i diritti) mentre uno più giovane è cresciuto vedendo cose che funzionavano male ed andavano peggiorando, quindi anche quello che è successo oggi è normale… e fra due, tre anni sarà la regola.

La giovane mamma era attesa a Torino dal marito. Ha fatto tanto casino (mi ha detto lei che anche la visibile e udibile incazzatura degli spettatori/passeggeri ha avuto il suo peso) che un tizio delle ferrovie (ma dov’era il capostazione che doveva autorizzare la partenza? dov’era il capotreno cui spettava di dare il via al macchinista?) un tizio delle ferrovie, dicevo, ha telefonato dicendo (solo quando ha telefonato una seconda volta!) «Qua mi saltano addosso» o qualcosa del genere. Danuska (la mamma) ha contattato senza esito anche il 113 ed il 112, solo un addetto della Polizia Municipale di Albenga, avendo sentito, dice lei, che era coinvolta anche una bimba, l’ha chiamata più volte sul cellulare e forse si deve al suo interessamento il lieto fine.

Infatti, non si sa che santo ringraziare, Danuska, la figlia e la madre sono salite sul mio treno, mentre il loro, arrivato a Savona, è stato fatto fermare per aspettarle. Il capotreno le ha detto che le avrebbe attese uno di Trenitalia e le avrebbe accompagnate al loro treno.

Il treno per Torino è stato fatto arrivare sul binario tre anziché sul cinque, ed il treno inseguitore sul quattro invece che sul tre, in modo che Danuska e famiglia scendessero da un treno e salissero sull’altro… insomma è andata. Ma quante volte è andata, va, andrà male? Non sono cazzate: ci sono almeno tre persone che hanno lavorato male, per non parlare di quelli che se ne sono fregati.

Il treno è partito con una ventina di minuti di ritardo, sono sicuro di avere visto Danuska a bordo mentre passava, ho fatto una foto col cellulare, ma ovviamente è una schifezza… però è un ricordo!