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Puck

Ci sono persone particolari. Ognuno di noi conosce una persona che considera speciale, una persona con la quale, parlando di qualsiasi cosa, ha la sensazione di essere sulla stessa lunghezza d’onda, quella persona che “ti toglie le parole di bocca”; e la sensazione è la stessa se, invece di parlare, con quella persona si tace.

Sono stato, oggi, con quella che per me è “quella” persona particolare, e l’ho ritrovata, dopo tanto tempo in cui, forse, io mi ero smarrito.

E forse casualmente ci siamo trovati a citare il “Sogno di una notte di mezza estate”, la commedia di Shakespeare in cui tutti, forse come me, si smarriscono, per poi ritrovarsi. Essi per un incantesimo, io “come per un incanto”.

Nella commedia, Puck è l’artefice dello smarrimento e del ritrovarsi, e vero protagonista.

Detto ciò, è ovvio io abbia considerato diversamente la commedia. E Puck. Qui l’epilogo nella rappresentazione dal film “L’attimo fuggente”.

 

 

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La camera

Pietro emise un piccolo gemito voluttuoso e la sua mano fece un gesto leggero. Eva lo guardò duramente. “Chissà come sarà quando si sveglia.”

Era ciò che la tormentava. Non appena Pietro dormiva, bisognava vi pensasse, non poteva impedirselo. Aveva paura che si svegliasse con gli occhi appannati e si mettesse a balbettare.

“Sono stupida,” pensò, “questo non dovrà cominciare prima d’un anno, Franchot l’ha detto.”

Ma l’angoscia non l’abbandonava; un anno; un inverno, una primavera, un’estate, il principio di un altro autunno. Un giorno i suoi tratti si altererebbero, egli lascerebbe pendere la mascella e aprirebbe solo a metà due occhi lagrimosi.

Eva si chinò sulla mano di Pietro e vi posò le labbra: «Ti ucciderò prima.»

Jean-Paul Sartre, “Il muro” – La camera

Un amore non detto

In the mood for love

«Fu un momento imbarazzante. Lei se ne stava timida, a testa bassa, per dargli l’occasione di avvicinarsi, ma lui non poteva, non ne aveva il coraggio. Allora lei, voltandogli le spalle, andò via.» (voce femminile fuori campo all’inizio del film)

In the mood for love (Cina, 2000) è un film da non vedere da soli, un film struggente. Narra di due vicini di casa, ad Hong Kong nel 1962, che scoprono che i rispettivi coniugi hanno una relazione.
I due protagonisti, Su Li-zhen e Cho Mo-wan, sono interpretati rispettivamente da Maggie Cheung e Tony Leung. I due iniziano a frequentarsi sospettando la relazione finché arrivano ad averne la certezza

Cominceranno allora un gioco  volto a farsi del male, ovvero una vera e propria interpretazione che i due faranno ipotizzando come sia potuto avvenire l’innamoramento dei coniugi, gioco che li porta però, inevitabilmente, ad innamorarsi.

È doloroso assistere a come il timore di andare contro le convenzioni sociali li faccia stare sempre in bilico, l’uno volto verso l’altro, senza mai trovare il coraggio di abbandonarsi, nemmeno quando si troveranno nell’appartamento di lui, soli, per una notte ed un giorno interi. Si comporteranno come due amanti, anzi innamorati, in tutto e per tutto, meno che nel contatto fisico che segue al desiderio.

Mi sono rimasti impressi del film le porte che si chiudono esitanti, il rumore di passi che si allontanano, gli incontri mancati per un soffio.

«Quando ripensa a quegli anni lontani è come se li guardasse attraverso un vetro impolverato: il passato è qualcosa che può vedere, ma non può toccare. E tutto ciò che vede è sfocato, indistinto.» (voce femminile fuori campo prima dei titoli di coda)

Musica d’atmosfera dove spiccano Nat King Cole con “Aquellos Ojos Verdes“, “Te Quiero Dijiste“, “Quizas, Quizas, Quizas” e il Tema di Yumeji, il tema d’amore principale che potete ascoltare qua:

Marcia nuziale (Brassens, La Marche Nuptiale)

Matrimoni per amore, matrimoni per forza, ne ho visti d’ogni tipo, di gente d’ogni sorta, di poveri straccioni e di grandi signori, di pretesi notai, di falsi professori.

Ma pure se vivrò fino alla fine del tempo, io sempre serberò il ricordo contento delle povere nozze di mio padre e mia madre decisi a regolare il loro amore sull’altare.

Fu su un carro da buoi, se si vuole esser franchi, tirato dagli amici e spinto dai parenti, che andarono a sposarsi dopo un fidanzamento durato tanti anni da chiamarlo ormai d’argento.

Cerimonia originale, strano tipo di festa, la folla ci guardava, gli occhi fuori dalla testa: eravamo osservati dalla gente civile, che mai aveva visto matrimoni in quello stile.

Ed ecco, soffia il vento e si porta lontano il cappello che mio padre tormentava in una mano; ecco, cade la pioggia da un cielo mal disposto deciso ad impedire le nozze ad ogni costo.

Ed io non scorderò mai la sposa in pianto: cullava come un bimbo i suoi fiori di campo, ed io per consolarla, io con la gola tesa, suonavo la mia armonica come un organo da chiesa.

Mostrando i pugni nudi, gli amici, tutti quanti, gridarono “per Giove, le nozze vanno avanti” per la gente bagnata, per gli dei dispettosi, le nozze vanno avanti, viva viva gli sposi!