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Nulla per caso

Anche io penso che nulla avvenga per caso. Ma non credo che un episodio che ne determini, più o meno fatalmente, un secondo, avesse come unico scopo quell’accadimento.

Penso invece che siamo sempre noi i protagonisti di quel percorso illusorio che ciascuno chiama “la mia vita”. Credo che se vogliamo una cosa fatalmente l’avremo; saranno al solito nostri e solo nostri la cura e l’onere del sapere discernere se ciò che perseguiamo sia anche ciò che vogliamo, ma questa è una divagazione.

Nell’ottica dell’agire per raggiungere un fine, l’essere o il sentirsi “con le spalle al muro” aiuta nella scelta di cosa volere. Nel raggiungimento dello scopo aiuta invece il tempo se unito alla perseveranza, perché prima o poi il vento gira, come si dice, e ciò che fino a poco prima era considerato impossibile, d’un tratto diventa la cosa che dovrà accedere più probabilmente. Ed ecco che solo allora crediamo di capire che tutto sia successo “per quello”, ma è una visione ex post, in realtà siamo stati noi, coi nostri comportamenti perseveranti, a determinare quanto è accaduto.

Credo, insomma, in quella che viene definita anche profezia che si autoavvera. Ci ho sempre creduto, e di più ci credo ora, dopo che in un anno e mezzo per me tutto è cambiato e ciò che era impossibile è diventato inevitabile.

Di mio ci ho messo soltanto la perseveranza, il coraggio, me stesso. In una frase “ho rifiutato di arrendermi”. Mi faccio i complimenti, ma anche gli auguri, ‘ché il bello viene ora.

 

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Il Team Hoyt

Il post “Una vera storia d’amore” di solounoscoglio mi ha fatto ricordare di una storia di cui venni a conoscenza diversi anni fa. Si tratta della storia del Team Hoyt.

Da Wikipedia:

Il Team Hoyt è un team di Holland (nel Massachusetts) ed è composto da Dick Hoyt (1° giugno 1940) e suo figlio Rick Hoyt (10 gennaio 1962). Insieme gareggiano in varie discipline sportive quali il triathlon e la maratona. Rick soffre di paralisi cerebrale infantile e per questo, durante le competizioni, Dick lo trascina adagiato in un canotto nelle gare di nuoto, lo trasporta su una bicicletta con una apposita seduta anteriore nelle sessioni di ciclismo e lo spinge su una sedia a rotelle sportiva nelle gare di corsa.

Ecco un video da Youtube. Alla fine una breve storia sulla vita dei due protagonisti:

 

 

L’esperienza

«Quando l’ho pensata come un film già visto… ho visto… e infatti era un bluff.
Una vittoria?
Per modo di dire, perché anche le fiches che aveva puntato erano false, come lei.»


 

Le parole non ascoltate

 
Sono quelle, troppo forti per il coraggio.
E quelle, troppo vive per la vita.

Sono proprio quelle, troppo importanti per un bambino.
Sono sempre quelle, troppo suadenti per una donna.
E sono ancora quelle, troppo romantiche per un uomo.

Sono quelle troppo.
Sono quelle che lontane dalle loro labbra, smarrite esse, non il senso,
quelle che il vento le sgrana, sillabe, lettere, spazi, che          .
 

Anche per me