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Marcia nuziale (Brassens, La Marche Nuptiale)

Matrimoni per amore, matrimoni per forza, ne ho visti d’ogni tipo, di gente d’ogni sorta, di poveri straccioni e di grandi signori, di pretesi notai, di falsi professori.

Ma pure se vivrò fino alla fine del tempo, io sempre serberò il ricordo contento delle povere nozze di mio padre e mia madre decisi a regolare il loro amore sull’altare.

Fu su un carro da buoi, se si vuole esser franchi, tirato dagli amici e spinto dai parenti, che andarono a sposarsi dopo un fidanzamento durato tanti anni da chiamarlo ormai d’argento.

Cerimonia originale, strano tipo di festa, la folla ci guardava, gli occhi fuori dalla testa: eravamo osservati dalla gente civile, che mai aveva visto matrimoni in quello stile.

Ed ecco, soffia il vento e si porta lontano il cappello che mio padre tormentava in una mano; ecco, cade la pioggia da un cielo mal disposto deciso ad impedire le nozze ad ogni costo.

Ed io non scorderò mai la sposa in pianto: cullava come un bimbo i suoi fiori di campo, ed io per consolarla, io con la gola tesa, suonavo la mia armonica come un organo da chiesa.

Mostrando i pugni nudi, gli amici, tutti quanti, gridarono “per Giove, le nozze vanno avanti” per la gente bagnata, per gli dei dispettosi, le nozze vanno avanti, viva viva gli sposi!

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Perché no?

Stamattina accendo la radio. Sempre amata, ‘sta canzone. Miglior inizio di giornata?

Dopo una notte di merda? Non so immaginarlo… perchè no, perché non so…