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Guarda che luna

 

Stasera c’è l’eclissi di luna e io, in anticipo come al solito, sono andato a fare le foto ieri, che la luna sempre piena era ma il cielo con pochissime nuvole. Non sono andato per fare le foto, ma era un bello spettacolo, dai.

Luna 1Luna 3Luna 4Luna 5
 

Gracias a la vida

Gabriella Ferri, 18 settembre 1942 – 3 aprile 2004
 


 
Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
Mi ha dato due occhi che quando li apro
Chiaramente vedo il nero e il bianco,
Chiaramente vedo il cielo alto brillare al fondo,
Nella moltitudine l’uomo che amo.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
Mi ha dato l’udito così certo e chiaro
Sento notti e giorni grilli e canarini
Turbini martelli ed i lunghi pianti di cani
E la voce tenera del mio amato.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
Mi ha dato il passo dei miei piedi stanchi
Con loro ho attraversato città e pozze di fango
Lunghe spiagge vuote valli e poi alte montagne
E la tua casa e la tua strada, il tuo cortile.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
Del mio cuore in petto il battito chiaro
Quando guardo il frutto della mente umana
Quando vedo la distanza tra il bene e il male
Quando guardo il fondo dei tuoi occhi chiari.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto
Mi ha dato il sorriso e mi ha dato il pianto.
Così io distinguo la buona o brutta sorte
Così le sensazioni che fanno il mio canto
Grazie alla vita che mi ha dato tanto.

 

ma quando vien lo sgelo

 

 

Sì. Mi chiamano Mimì, ma il mio nome è Lucia.

La storia mia è breve. A tela o a seta ricamo in casa e fuori…

Son tranquilla e lieta ed è mio svago far gigli e rose.

 

Mi piaccion quelle cose che han sì dolce malìa,

che parlano d’amor, di primavere, che parlano di sogni e di chimere,

quelle cose che han nome poesia…

Lei m’intende?

 

Mi chiamano Mimì, il perché non so. Sola, mi fo il pranzo da me stessa.

Non vado sempre a messa, ma prego assai il Signor.

Vivo sola soletta là in una bianca cameretta: guardo sui tetti e in cielo;

ma quando vien lo sgelo il primo sole è mio il primo bacio dell’aprile è mio!

Il primo sole è mio.

 

Germoglia in un vaso una rosa… foglia a foglia la spio!

Così gentile il profumo d’un fiore! Ma i fior ch’io faccio, ahimè!

i fior ch’io faccio, ahimè, non hanno odore.

 

Altro di me non le saprei narrare.

Sono la sua vicina che la vien fuori d’ora a importunare.

 

Subito sera

 

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

 
(Salvatore Quasimodo, “Ed è subito sera“)
 
 
Una riflessione:
questi versi mi hanno sempre fatto pensare che ho qualcosa in comune con la peggiore feccia del genere umano, ma anche con Gandhi, con Einstein, perché no? con Quasimodo, eccetera…
 

Otto marzo, festa… maddecheaò?!

Karen Silkwood

In occasione dell’otto marzo avrei voluto fare un post molto caustico, ma c’era il rischio fossi “tacciato” di misoginismo mentre io sono avverso all’intero genere umano, senza distinzione di sesso.
Per non passare da misogino ho messo quindi da parte l’articolo al vetriolo e mi limiterò ora, qua, a dire che sono triste, che sono deluso, che io… che la mia generazione l’ha visto (quasi) compiersi quel femminismo, che quel femminismo l’ha visto tradito da femmine ammaestrate ed addestrate ad ammaestrare altre femmine e soprattutto altri machi “modello Corona”; e io sono triste, come in tutti i miei otto marzo.

Io che mi aspettavo di conoscere Donne, invece ho conosciuto comari, lavandaie, “fiorare der Verano” che lavoravano dietro una scrivania, ragazze già vecchie, con bambine che mi facevano pena perché (anche se non ce l’avevano vista l’età) glielo vedevo già, io, quello sguardo rassegnato che avrebbero avuto dopo vent’anni, e dopo vent’anni le ho rincontrate con sguardi rassegnati e con bimbe “da rassegnare” al seguito… bimbe il cui sguardo mi ricordava quello delle loro madri bambine… ma sono quei loop infiniti che ad uno della mia generazione fanno tanto, tanto male, ma non per me, per voi, per voi bambine.
Io che mi aspettavo di conoscere Donne, invece mi ritengo fortunato di averne conosciute, in tutta la vita, quante ne possono contare le dita di una mano, una mano però monca di tre dita.
Io che mi aspettavo che avrei “avuto” una Donna, invece anche con le “mie” donne m’è andata male, ma quello forse è perfino ovvio, e poi posso sempre pensare di essere “di parte” se critico le mie ex e vabbe’, me ne sto.

Ce n’è Donne, ma poche, poche, e sono sempre tenute ai margini, perché sono le meglio ammaestrate quelle che più emergono, come gli stronzi, che vengono sempre a galla.
E vi dicono che «è il sistema», che è perché «i maschi hanno il potere»… cazzo! Ma “i maschi” sono i vostri figli, li avete addestrati e ammaestrati voi! E “i maschi” sono i vostri uomini, fidanzati, mariti, che ci uscite, che ve li/vi si scopate/scopano, che ci allevate figli, che ci vivete delle vite! Ma volete smetterla di credere a tutte le cazzate che vi raccontano in televisione, smettere di obbedire, rompere il loop, far vivere i vostri figli e le vostre figlie come dio comanda (non il Dio del Vaticano, che quello è maiuscolo)?

Be’, anche quest’anno il mio otto marzo lo dedico ad una Donna, non “alle donne” che proprio non vale la pena e io tutto sono meno che ipocrita: non ve lo dedico il mio otto marzo, manco se tutte mi prometteste di darmela. E come ogni anno non ci ho messo molto a decidere a quale Donna: è stata la prima che mi è venuta in mente, che mi sembrasse degna, alla quale non l’avessi già dedicato in passato. Non si tratta ovviamente di Meryl Streep, interprete del film Silkwood ma, appunto, di Karen Silkwood; di lei hanno detto perfino che “si è riscattata” dopo (piccoli) errori di gioventù… eh no, cazzo! Karen Silkwood “ci ha riscattato”, perché ha rischiato e ci ha rimesso la vita, perché era affetta dal “cancro del coraggio”, che quello sì che è l’unico cancro inguaribile, o almeno ci ha provato a riscattarci, come tante altre donne e uomini prima di lei. Se poi voi persistete nell’errore… continuate a festeggiare, massì… che mi frega a me? Io ho una vita davanti (io!) e finché c’è vita c’è speranza.

Ringraziamento: ringrazio B. F., cui ho sottoposto l’articolo prima della pubblicazione, perché mi ha fatto un’osservazione su “refusi ed errori” che mi ha indotto ad una revisione che spero abbia eliminato gli uni e gli altri; ma soprattutto la ringrazio perché ha dato all’articolo il suo entusiasta “imprimatur” che mi ha tirato su il morale. 😉