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la Luce che ognuno di noi ha dentro

  

«La nostra più grande paura non è quella di essere inadeguati. La nostra più grande paura è quella di essere potenti al di là di ogni misura. È la nostra luce, non la nostra oscurità che più ci spaventa.

Ci chiediamo, chi sono io per essere brillante, bellissimo, pieno di talento e favoloso? In realtà, chi sei tu per non esserlo? Sei figlio di dio. Il tuo giocare in piccolo non serve al mondo.

Non c’è niente di illuminato a sminuire se stessi in modo che altre persone non si sentano insicure vicino a te. Siamo tutti nati per brillare come fanno i bambini. Siamo nati per manifestare la gloria di Dio che è dentro di noi. Non solo in alcuni di noi, ma in tutti noi.

E mentre lasciamo che la nostra luce risplenda, inconsciamente diamo agli altri la possibilità di fare altrettanto. E quando siamo liberati dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.»

 
da “Un corso in miracoli”, citato da Marianne Williamson

 

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Comicità

Roma-Trastevere, 15 gennaio 1973

Caro Eleuterio,

la casa che mi vide rincorrere la palla a rombi colorati, oggi mi vede rincorrere sogni irrealizzati e pieni di amarezza. Il nostro bisticcio dell’altro giorno mi ha lasciato come un campione dopo un incontro di boxe: vincitrice, ma pesta. Pesta dentro, Eleuterio.

Dalla finestra vedo il campanile della vecchia chiesa con la grossa campana. E penso che la campana in fondo non è altro che un battaglio con la minigonna… E penso anche che sei un cretinone, Eleuterio, se scateni una lite per una sempolice cucchiaiata di ragù!

Sempre Tua

 

Roma-Parioli, 16 gennaio 1973

Cara “Sempre Mia”,

mi dispiace che la casa che ti vide rincorrere la palla a rombi colorati, non ti abbia visto rincorrere a perdifiato un distinto giovane in tight, dalla vecchia chiesa fino al confine con la Francia. Se così fosse stato, oggi io sarei un felice scapolo con cittadinanza francese e tu la sposa felice di un qualunque altro povero infelice. Ma non fuggii, purtroppo.

Sarà anche cretinissimo litigare per una cucchiaiata di ragù; ma il ragù, che sta perfettamente bene su fettuccine, gnocchi e agnolotti, sta malissimo sulla camicia bianca. E ancora peggio sull’occhio sinistro di un distinto professionista come me. Ciao.

Eleuterio

P. S.: Ho finalmente scoperto per quale particolare riesco a non confondere tua madre con il gatto di casa: è per via della coda. Quella del gatto si vede.

 

da “Eleuterio e ‘Sempre tua’ ” di Maurizio Jurgens, Rusconi Libri, 1976