Archivio tag | fuga

Gracias a la vida

Gabriella Ferri, 18 settembre 1942 – 3 aprile 2004
 


 
Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
Mi ha dato due occhi che quando li apro
Chiaramente vedo il nero e il bianco,
Chiaramente vedo il cielo alto brillare al fondo,
Nella moltitudine l’uomo che amo.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
Mi ha dato l’udito così certo e chiaro
Sento notti e giorni grilli e canarini
Turbini martelli ed i lunghi pianti di cani
E la voce tenera del mio amato.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
Mi ha dato il passo dei miei piedi stanchi
Con loro ho attraversato città e pozze di fango
Lunghe spiagge vuote valli e poi alte montagne
E la tua casa e la tua strada, il tuo cortile.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
Del mio cuore in petto il battito chiaro
Quando guardo il frutto della mente umana
Quando vedo la distanza tra il bene e il male
Quando guardo il fondo dei tuoi occhi chiari.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto
Mi ha dato il sorriso e mi ha dato il pianto.
Così io distinguo la buona o brutta sorte
Così le sensazioni che fanno il mio canto
Grazie alla vita che mi ha dato tanto.

 

Annunci

bisogno di sognare (ho)

E con le mani, amore, per le mani ti prenderò,
e senza dire parole nel mio cuore ti porterò.
E non avrò paura se non sarò bella come dici tu,
ma voleremo in cielo in carne e ossa, non torneremo più.
E senza fame e senza sete, e senza ali e senza rete, voleremo via.
 
 

Storia di E

 

Perché sembra che io sappia, ma io solo deduco, da quello che vedo e con quello che so.

Perché io mi conosco, e conosco voi. Ma è l’interazione, è quando i nostri mondi si contaminano, che non capisco, e non ne capisco i meccanismi.

C’è stato un tempo in cui avevo fatto l’abitudine ai colpi, e anche l’abitudine al non riuscire a vedere più da che parte arrivassero, anche se gli occhi erano aperti; e non mi chiedevo nemmeno più perché: pensavo che ci sarebbe stato un tempo; ché quello il tempo non era.

Ora, è stato lo stesso. E mi domando: è stata la mia vulnerabilità di ora? O un dover ricordare il passato, e quel sentire, proprio in questo particolare momento? O forse una tua qualche necessità di malvagità? O, più semplicemente, non ci deve essere per forza una ragione, per il male?

(ad E. A., che ringrazio per la fiducia, la stima, il permesso di pubblicare)

 
Nota: sarebbe di moda che “E” fosse una donna, ma non è necessario. Anzi: non è una donna.
 

Ognuno la sua

 

«La felicità è reale solo quando condivisa.»

Christopher McCandless, protagonista della storia, vera, narrata in “Into the Wild” (“Nelle terre selvagge”)
 

«Quello che non puoi condividere è la bellezza di una solitudine.»

solomenevo, protagonista della sua propria vita