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la Luce che ognuno di noi ha dentro

  

«La nostra più grande paura non è quella di essere inadeguati. La nostra più grande paura è quella di essere potenti al di là di ogni misura. È la nostra luce, non la nostra oscurità che più ci spaventa.

Ci chiediamo, chi sono io per essere brillante, bellissimo, pieno di talento e favoloso? In realtà, chi sei tu per non esserlo? Sei figlio di dio. Il tuo giocare in piccolo non serve al mondo.

Non c’è niente di illuminato a sminuire se stessi in modo che altre persone non si sentano insicure vicino a te. Siamo tutti nati per brillare come fanno i bambini. Siamo nati per manifestare la gloria di Dio che è dentro di noi. Non solo in alcuni di noi, ma in tutti noi.

E mentre lasciamo che la nostra luce risplenda, inconsciamente diamo agli altri la possibilità di fare altrettanto. E quando siamo liberati dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.»

 
da “Un corso in miracoli”, citato da Marianne Williamson

 

Un amore non detto

In the mood for love

«Fu un momento imbarazzante. Lei se ne stava timida, a testa bassa, per dargli l’occasione di avvicinarsi, ma lui non poteva, non ne aveva il coraggio. Allora lei, voltandogli le spalle, andò via.» (voce femminile fuori campo all’inizio del film)

In the mood for love (Cina, 2000) è un film da non vedere da soli, un film struggente. Narra di due vicini di casa, ad Hong Kong nel 1962, che scoprono che i rispettivi coniugi hanno una relazione.
I due protagonisti, Su Li-zhen e Cho Mo-wan, sono interpretati rispettivamente da Maggie Cheung e Tony Leung. I due iniziano a frequentarsi sospettando la relazione finché arrivano ad averne la certezza

Cominceranno allora un gioco  volto a farsi del male, ovvero una vera e propria interpretazione che i due faranno ipotizzando come sia potuto avvenire l’innamoramento dei coniugi, gioco che li porta però, inevitabilmente, ad innamorarsi.

È doloroso assistere a come il timore di andare contro le convenzioni sociali li faccia stare sempre in bilico, l’uno volto verso l’altro, senza mai trovare il coraggio di abbandonarsi, nemmeno quando si troveranno nell’appartamento di lui, soli, per una notte ed un giorno interi. Si comporteranno come due amanti, anzi innamorati, in tutto e per tutto, meno che nel contatto fisico che segue al desiderio.

Mi sono rimasti impressi del film le porte che si chiudono esitanti, il rumore di passi che si allontanano, gli incontri mancati per un soffio.

«Quando ripensa a quegli anni lontani è come se li guardasse attraverso un vetro impolverato: il passato è qualcosa che può vedere, ma non può toccare. E tutto ciò che vede è sfocato, indistinto.» (voce femminile fuori campo prima dei titoli di coda)

Musica d’atmosfera dove spiccano Nat King Cole con “Aquellos Ojos Verdes“, “Te Quiero Dijiste“, “Quizas, Quizas, Quizas” e il Tema di Yumeji, il tema d’amore principale che potete ascoltare qua:

Abissi

 
dal film Mr. & Mrs. Smith
 
dialogo fra Mrs. Smith (Angelina Jolie) e il dr. Wexler, consulente matrimoniale (William Fichtner):

Lei: «Si è creato un abisso, tra John e me, a causa della cose che non ci diciamo; come si chiama questo…?»

Lui: «Matrimonio!»

 

Secretary

Il film Secretary è del 2002. Non sono un cinefilo e l’ho scoperto solo un paio d’anni fa, è passato in TV ed è stato subito amore.

Questa è la prima scena dopo i titoli di testa:

 

 

Se devo definirlo penso “tenero”, “una storia d’amore”, “divertente con momenti esilaranti”.
Riporto il dialogo avvenuto al primo incontro dei protagonisti, lei Lee Holloway, aspirante segretaria (Maggie Gyllenhaal), lui Edward Grey, avvocato (James Spader). L’occasione è un colloquio di lavoro dove il datore di lavoro fa di tutto per scoraggiare la candidata senza riuscirci non per l’insistenza della candidata, ma per propria incapacità.

Ed: «Vuole sul serio diventare una segretaria?»

Lee: «Sì, lo voglio.»

Ed: «Ha i voti più alti di chiunque altro si sia presentato. Lei è veramente troppo qualificata per questo lavoro, si annoierebbe a morte.»

Lee: «Io mi voglio annoiare.»

Ed: «Ho una praticante legale part-time, tutto quello che mi serve è solo… una dattilografa, che sappia arrivare al lavoro in orario e rispondere al telefono.»

Lee: «Questo lo posso fare.»

Ed: «Qui noi usiamo soltanto macchine da scrivere, non computer.»

Lee: «Va bene.»

Ed: «È un lavoro molto monotono.»

Lee: «Mi piace il lavoro monotono.»

Ed: «Ehh… c’è qualcosa in lei… la sua… lei dà l’impressione di essere una persona… molto chiusa… un muro!»

Lee: «Lo so.»

Ed: «Si lascia mai andare?»

Lee : «Non lo so.» – squilla il telefono – Ed (a Lee): «Non ci sono per nessuno.»

Questo “duello”, che si conclude con l’assunzione “forzata”, anticipa la storia d’amore: quando Lee si accorgerà di essere innamorata di Edward e di esserne ricambiata, dovrà lottare, si dovrà imporre, paradossalmente contro la propria natura, per “convincere” il suo amato/innamorato.
 

Codice sorgente

 

Personaggi e interpreti:

Lui: Colter Stevens, Capitano Pilota Elicotterista (Jake Gyllenhaal)

Lei: Goodwin, Capitano del Combined Air Operations Center di Nellis  (Vera Farmiga)

 

Stevens: «Lei è sposata, Capitano?»

Goodwin (ride) : «Mi vuole dare un appuntamento? Scusi il cattivo gusto.»

S: «È sposata?»

G: «No. No, sono divorziata.»

S: «Pensa che ci sia una versione alternativa di lei? Una Goodwin che ha fatto scelte diverse?»

G: «Che vuol dire?»

S: «Ad esempio una “lei” che non si è sposata, o che non ha divorziato. O che ha sposato qualcun altro, una donna che ha preso una strada diversa, al bivio.»

G: «No, non credo, Capitano. Quella che lei ha vissuto era un’ombra, era un’immagine residua di una vittima su un treno. La vita reale è questa, è qui.»

S: «Quella in cui lei parla con un pilota di elicotteri morto?»

 
dal film Source Code (Codice sorgente)