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Marcia nuziale (Brassens, La Marche Nuptiale)

Matrimoni per amore, matrimoni per forza, ne ho visti d’ogni tipo, di gente d’ogni sorta, di poveri straccioni e di grandi signori, di pretesi notai, di falsi professori.

Ma pure se vivrò fino alla fine del tempo, io sempre serberò il ricordo contento delle povere nozze di mio padre e mia madre decisi a regolare il loro amore sull’altare.

Fu su un carro da buoi, se si vuole esser franchi, tirato dagli amici e spinto dai parenti, che andarono a sposarsi dopo un fidanzamento durato tanti anni da chiamarlo ormai d’argento.

Cerimonia originale, strano tipo di festa, la folla ci guardava, gli occhi fuori dalla testa: eravamo osservati dalla gente civile, che mai aveva visto matrimoni in quello stile.

Ed ecco, soffia il vento e si porta lontano il cappello che mio padre tormentava in una mano; ecco, cade la pioggia da un cielo mal disposto deciso ad impedire le nozze ad ogni costo.

Ed io non scorderò mai la sposa in pianto: cullava come un bimbo i suoi fiori di campo, ed io per consolarla, io con la gola tesa, suonavo la mia armonica come un organo da chiesa.

Mostrando i pugni nudi, gli amici, tutti quanti, gridarono “per Giove, le nozze vanno avanti” per la gente bagnata, per gli dei dispettosi, le nozze vanno avanti, viva viva gli sposi!

Donne, donne, eterni dei!

Visto che qualcun(a) 😉 , un po’ per scherzo, un po’ sul serio, in un commento ad un mio post, ha ipotizzato una mia “visione limitata e forse un po’ distorta del rapporto fra i sessi” (che in quel contesto e per chi mi conosce suonava come potrebbe suonare dare del femminista, o comunista, o “giudice e donna”, fate voi, al Nano Agghiacciante) voglio fugare ogni sospetto di misoginia onorando, con questo post, una donna vera: la donna perfetta!
Vabbe’, è ovvio che è una presa in giro… ma non delle donne, e nemmeno degli uomini, del “sistema”, ché io la butto sempre in politica… ma non dimentico che il “sistema”… siamo noi!

 

 

Emilia

Emilia era attaccata ai soldi come una cozza allo scoglio, come un politico alla poltrona, come la sfiga al giocatore.

Emilia aveva tre figli e, nei momenti di confidenza, diceva che suo marito buonanima, Paolo, ogni volta che “faceva” la metteva incinta; confidenza dopo confidenza veniva fuori che il quarto figlio l’aveva abortito, perché già stare dietro a tre era difficile; non diceva che i figli costano ma lo sapevamo tutti quanto fosse attaccata ai soldi e come avrebbe fatto a comprare anche l’appartamento al mare col quarto figlio?
Dopo la morte del primogenito per un tumore al cervello, si era avvicinata a Dio, e aveva capito che Dio le aveva tolto quel figlio per punirla perché aveva abortito quella creatura tanto tempo prima, almeno così diceva lei che andava in chiesa tutte le domeniche.

Giovanni, che era ateo, una volta non ne poté più e sbottò: «Ma se Dio voleva punirti, non t’avrebbe tolto i figli, t’avrebbe tolto i soldi!» Fu evidentemente un atto liberatorio per Giovanni, che era ateo e tutt’altro che ipocrita, e che con quell’atto uscì ufficialmente dalla compagnia dei pensionati del Bar del Corso.

Chissà se Giovanni ha saputo che l’Emilia ha perso anche la secondogenita, per un tumore alle ossa?

Dio è proprio disumano, non esiste o aveva ragione Giovanni?