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Abissi

 
dal film Mr. & Mrs. Smith
 
dialogo fra Mrs. Smith (Angelina Jolie) e il dr. Wexler, consulente matrimoniale (William Fichtner):

Lei: «Si è creato un abisso, tra John e me, a causa della cose che non ci diciamo; come si chiama questo…?»

Lui: «Matrimonio!»

 

E poi non dire che non ti penso

 

Un pensiero per te, che continui a cercarmi
(un proverbio, solo, poi basta per favore: mi spiace sapere che ti butti via, e lo sai)

 

“L’oca che starnazzava non è rimasta sola a lungo, ma solo d’altre oche starnazzanti ha trovato la compagnia.”

(antichissimo proverbio del popolo Navajo)

traduzione:

“Puoi anche cambiare stagno, ma se ti porti dietro la stessa testa, e soprattutto le stesse oche infelici (e ardentemente vogliose di infelicitare, come tutti gli infelici) non hai risolto il problema. Dici che non c’è nessun problema? Perché hai cambiato stagno allora? Ah, sì, sì, sì…”

 

p. s.: potevo parlare di pecore anziché di oche ma, in un caso e nell’altro, trattasi di “licenza letteraria”, ergo absit iniuria verbo. E ora ti lascio, rientra pure nell’ovile… o nel pollaio… da dove ti hanno concesso di uscire, insomma

p. p. s.: e adesso è meglio che vada, prima che comincino a volare martelli (come disse il Grillo Parlante a Pinocchio)

p. p. p. s.: “Voglio vivere così, col sole in fronte!” “Vivendo, volando, che male ti fo? Tu sì, mi fai male“, se vuoi stringermi l’ale!

p. p. p. p. s.: “Leali sono le ferite di un amico, fallaci i baci di un nemico.

 

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l’oca giuliva

era oca!

l’oca che canta per prima ha fatto l’uovo

i quattro dell’oca selvaggia

un’oca sola ti vorrei

oca sei rimasta sola

oca(zzo!)

la oca che visse due volte

oca o mai più!

fatti una striscia di oca e non ci pensare

una oca ola olla annuccia

dove ocano le aquile

le oche, i cavalier, l’arme, gli amori io canto

troppo oca per un solo Pigmalione

un’oca è come un diamante: ti costa un occhio ed è per sempre

Ocahontas

Parigi, oca(ra), noi lasceremo…

Io, oche‘te e tu! – © Renato Carosone – trad: “io, le tue oche e tu!”

oca che sei andata via

oca che non sei più qua

 

Una bella giornata (Cirano)

 

Una bella giornata. Una bella giornata da chiudere in maniera degna.
Un sorriso, qualche parola, non una di troppo; chiacchiere, di nulla. E tutto va, con la consapevolezza che sono sempre, ancora, mio; e sono sempre io, perché ho preso l’abitudine di dare “di me”, e dare “me” è l’unico modo di dare che non mi priva di nulla, e domani potrò dare le stesse cose; come oggi, dare “senza testimoni”, sottovoce e senza cercare luci di una qualche meschina ribalta e tristi sguaiatezze:

for your eyes only and burn after read… in your heart, please

anche se non c’era bisogno di dirlo, ma fa piacere, perché chi ti chiede riservatezza… ti confessa di avere avuto fiducia.

E per concludere, appunto, la bella giornata, una canzone bellissima(?)

Francesco Guccini è sempre romantico, sempre, ma in questa canzone si supera, a mio parere. Certo, il soggetto ispiratore (Cyrano de Bergerac, da Edmond Rostand) aiuta ma, come ha detto una volta Roberto Vecchioni, «Guccini è un artigiano della parola» e chi ha ascoltato, veramente ascoltato, i suoi testi può citare rime incredibili, «rime che solo Guccini» come dico io.

Questi alcuni versi e qua il testo, per chi avesse curiosità.

La consapevolezza della solitudine, che può essere superata solo con le parole:

Ma quando sono solo, con questo naso al piede, che almeno di mezz’ora da sempre mi precede,
si spegne la mia rabbia, ricordo con dolore, che a me è quasi proibito il sogno di un amore;
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute, per colpa o per destino le donne le ho perdute;
e quando sento il peso d’essere sempre solo, mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo;
ma dentro di me sento che il grande amore esiste, amo senza peccato, amo ma sono triste,
perché Rossana è bella, siamo così diversi, a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi…

Il video

 

 

all by myself (as always)

la sosta

forzata.

il pieno. al cuore.

poi si riparte.

era previsto.

era previsto prima.

gli altri

sognan se stessi.

nessuno da salutare.

quando lasci l’autogrill.

tutt’al più

io non ti.

io non so.

so che non.

tutt’al più.

la strada

mi chiamò la strada bianca – quant’è? – chiesi, e la pagai, le lasciai un nichel di mancia, presi il resto e me me andai.
davanti agli occhi ancora il sole, dietro le spalle cala la tela, ma dietro la curva c’è sempre un’altra curva.
da sperare.

intanto

intanto ho saputo.

auguri.

spero di. o non.

la direzione

sempre la stessa: mai uguale