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Puck

Ci sono persone particolari. Ognuno di noi conosce una persona che considera speciale, una persona con la quale, parlando di qualsiasi cosa, ha la sensazione di essere sulla stessa lunghezza d’onda, quella persona che “ti toglie le parole di bocca”; e la sensazione è la stessa se, invece di parlare, con quella persona si tace.

Sono stato, oggi, con quella che per me è “quella” persona particolare, e l’ho ritrovata, dopo tanto tempo in cui, forse, io mi ero smarrito.

E forse casualmente ci siamo trovati a citare il “Sogno di una notte di mezza estate”, la commedia di Shakespeare in cui tutti, forse come me, si smarriscono, per poi ritrovarsi. Essi per un incantesimo, io “come per un incanto”.

Nella commedia, Puck è l’artefice dello smarrimento e del ritrovarsi, e vero protagonista.

Detto ciò, è ovvio io abbia considerato diversamente la commedia. E Puck. Qui l’epilogo nella rappresentazione dal film “L’attimo fuggente”.

 

 

Gracias a la vida

Gabriella Ferri, 18 settembre 1942 – 3 aprile 2004
 


 
Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
Mi ha dato due occhi che quando li apro
Chiaramente vedo il nero e il bianco,
Chiaramente vedo il cielo alto brillare al fondo,
Nella moltitudine l’uomo che amo.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
Mi ha dato l’udito così certo e chiaro
Sento notti e giorni grilli e canarini
Turbini martelli ed i lunghi pianti di cani
E la voce tenera del mio amato.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
Mi ha dato il passo dei miei piedi stanchi
Con loro ho attraversato città e pozze di fango
Lunghe spiagge vuote valli e poi alte montagne
E la tua casa e la tua strada, il tuo cortile.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
Del mio cuore in petto il battito chiaro
Quando guardo il frutto della mente umana
Quando vedo la distanza tra il bene e il male
Quando guardo il fondo dei tuoi occhi chiari.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto
Mi ha dato il sorriso e mi ha dato il pianto.
Così io distinguo la buona o brutta sorte
Così le sensazioni che fanno il mio canto
Grazie alla vita che mi ha dato tanto.

 

ma quando vien lo sgelo

 

 

Sì. Mi chiamano Mimì, ma il mio nome è Lucia.

La storia mia è breve. A tela o a seta ricamo in casa e fuori…

Son tranquilla e lieta ed è mio svago far gigli e rose.

 

Mi piaccion quelle cose che han sì dolce malìa,

che parlano d’amor, di primavere, che parlano di sogni e di chimere,

quelle cose che han nome poesia…

Lei m’intende?

 

Mi chiamano Mimì, il perché non so. Sola, mi fo il pranzo da me stessa.

Non vado sempre a messa, ma prego assai il Signor.

Vivo sola soletta là in una bianca cameretta: guardo sui tetti e in cielo;

ma quando vien lo sgelo il primo sole è mio il primo bacio dell’aprile è mio!

Il primo sole è mio.

 

Germoglia in un vaso una rosa… foglia a foglia la spio!

Così gentile il profumo d’un fiore! Ma i fior ch’io faccio, ahimè!

i fior ch’io faccio, ahimè, non hanno odore.

 

Altro di me non le saprei narrare.

Sono la sua vicina che la vien fuori d’ora a importunare.

 

Il Team Hoyt

Il post “Una vera storia d’amore” di solounoscoglio mi ha fatto ricordare di una storia di cui venni a conoscenza diversi anni fa. Si tratta della storia del Team Hoyt.

Da Wikipedia:

Il Team Hoyt è un team di Holland (nel Massachusetts) ed è composto da Dick Hoyt (1° giugno 1940) e suo figlio Rick Hoyt (10 gennaio 1962). Insieme gareggiano in varie discipline sportive quali il triathlon e la maratona. Rick soffre di paralisi cerebrale infantile e per questo, durante le competizioni, Dick lo trascina adagiato in un canotto nelle gare di nuoto, lo trasporta su una bicicletta con una apposita seduta anteriore nelle sessioni di ciclismo e lo spinge su una sedia a rotelle sportiva nelle gare di corsa.

Ecco un video da Youtube. Alla fine una breve storia sulla vita dei due protagonisti: