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L’esperienza

«Quando l’ho pensata come un film già visto… ho visto… e infatti era un bluff.
Una vittoria?
Per modo di dire, perché anche le fiches che aveva puntato erano false, come lei.»


 

Storia di E

 

Perché sembra che io sappia, ma io solo deduco, da quello che vedo e con quello che so.

Perché io mi conosco, e conosco voi. Ma è l’interazione, è quando i nostri mondi si contaminano, che non capisco, e non ne capisco i meccanismi.

C’è stato un tempo in cui avevo fatto l’abitudine ai colpi, e anche l’abitudine al non riuscire a vedere più da che parte arrivassero, anche se gli occhi erano aperti; e non mi chiedevo nemmeno più perché: pensavo che ci sarebbe stato un tempo; ché quello il tempo non era.

Ora, è stato lo stesso. E mi domando: è stata la mia vulnerabilità di ora? O un dover ricordare il passato, e quel sentire, proprio in questo particolare momento? O forse una tua qualche necessità di malvagità? O, più semplicemente, non ci deve essere per forza una ragione, per il male?

(ad E. A., che ringrazio per la fiducia, la stima, il permesso di pubblicare)

 
Nota: sarebbe di moda che “E” fosse una donna, ma non è necessario. Anzi: non è una donna.
 

grazie ma… no, no, però ti ringrazio…

 

Tristezza, per favore va’ via [Tristeza]
(c’è tanta gente che ha bisogno di soffrire)

Tristezza, per favore vai via,
tanto tu in casa mia no, non entrerai mai.
C’è tanta gente che ha bisogno di soffrire,
e che ogni giorno piange un po’.
Invece Ornella vuole vivere e cantare,
e deve dirti di no.
 
Tristezza, per favore vai via,
non aver la mania, di abitare con me.
Vorrei dipingere di rosso la mia stanza,
appena parti lo farò.
Al posto tuo ho già invitato la speranza,
e finalmente vivrò.