Senza titolo

Avrei potuto amarti in modo più piacevole per te. Infatuarmi della tua superficie e restar là. È quello che tu hai voluto a lungo. Ebbene no. Io sono andato al fondo. Non ho ammirato quello che tu mostravi, che tutti potevano vedere, che stupiva il pubblico. Sono andato al di là e ho scoperto dei tesori. Un uomo che tu avessi sedotto e dominato non si godrebbe come me il tuo cuore in ogni suo recesso. Quello che provo per te non è un frutto d’estate dalla buccia liscia, che cade dal ramo al minimo soffio e sparge sull’erba il suo succo vermiglio. Ha a che fare con il tronco, con la scorza dura come una noce di cocco, o guarnita di spine come i fichi d’India. Fa male alle dita, ma contiene del latte.

Gustave Flaubert, lettere a Louise Colet (6 luglio 1852)

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la Luce che ognuno di noi ha dentro

  

«La nostra più grande paura non è quella di essere inadeguati. La nostra più grande paura è quella di essere potenti al di là di ogni misura. È la nostra luce, non la nostra oscurità che più ci spaventa.

Ci chiediamo, chi sono io per essere brillante, bellissimo, pieno di talento e favoloso? In realtà, chi sei tu per non esserlo? Sei figlio di dio. Il tuo giocare in piccolo non serve al mondo.

Non c’è niente di illuminato a sminuire se stessi in modo che altre persone non si sentano insicure vicino a te. Siamo tutti nati per brillare come fanno i bambini. Siamo nati per manifestare la gloria di Dio che è dentro di noi. Non solo in alcuni di noi, ma in tutti noi.

E mentre lasciamo che la nostra luce risplenda, inconsciamente diamo agli altri la possibilità di fare altrettanto. E quando siamo liberati dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.»

 
da “Un corso in miracoli”, citato da Marianne Williamson

 

OUTING numero 1

È dura per me fare questo outing, ma devo dirlo:
SONO INTELLIGENTISSIMO, o almeno mooooolto intelligente.
È dura. Un po’ perché non mi va di dire i fatti miei, poi perché non gliene frega niente a nessuno, almeno per il momento.
Però devo farlo: sono convinto che la mia intelligenza, che è stata definita “nettamente superiore alla norma” (ho un QI di 138, non sono normale!) mi abbia creato grossi problemi… ma questo sarà oggetto di un altro outing prossimo venturo.
Per il momento tiro fuori ‘sto rospo. Qua il risultato del test che ho fatto un paio di anni fa:

wais-r

Ogni volta

  

Parlando di sé, Paola si chiamava “la ricominciona”, per la sua capacità  di risollevarsi e ricominciare a camminare sulla sua strada dopo ogni catastrofe.
Usare una parola che sa di domestico, di compiti a casa da rifare, quasi da asilo, toglie il fatto dalla dimensione eroica, e toglie la dimensione eroica a un agire che indubbiamente eroico è, perché ogni volta Paola (io la immagino così) aveva avuto la caratteristica immancabile e sufficiente a fare di un lottatore un eroe, la solitudine.