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la Luce che ognuno di noi ha dentro

  

«La nostra più grande paura non è quella di essere inadeguati. La nostra più grande paura è quella di essere potenti al di là di ogni misura. È la nostra luce, non la nostra oscurità che più ci spaventa.

Ci chiediamo, chi sono io per essere brillante, bellissimo, pieno di talento e favoloso? In realtà, chi sei tu per non esserlo? Sei figlio di dio. Il tuo giocare in piccolo non serve al mondo.

Non c’è niente di illuminato a sminuire se stessi in modo che altre persone non si sentano insicure vicino a te. Siamo tutti nati per brillare come fanno i bambini. Siamo nati per manifestare la gloria di Dio che è dentro di noi. Non solo in alcuni di noi, ma in tutti noi.

E mentre lasciamo che la nostra luce risplenda, inconsciamente diamo agli altri la possibilità di fare altrettanto. E quando siamo liberati dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.»

 
da “Un corso in miracoli”, citato da Marianne Williamson

 

A volte ritornano

Ho già parlato del dottor Marco Bazurro, certo alcuni miei lettori lo ricorderanno. Per evitare altre denunce, per il momento ho messo “in sospeso” l’articolo in cui narravo delle sue prodezze ai miei danni, però ne riporto qua qualche riga, scritta il 31 gennaio 2013:

Marco Bazurro fu il medico che mi accolse (si fa per dire) al Pronto Soccorso dell’Ospedale san Paolo di Savona, un giorno di ottobre dell’anno scorso, dopo una rovinosa caduta in bici.
In realtà il dottor Bazurro fece carte false, letteralmente, pur di dimettermi, dichiarando nel referto che avevo “deambulato senza problemi”, quando avevo difficoltà a stare seduto, sulla lettiga, davanti a lui.
Non solo: arrivò addirittura, nella visita di routine di sette giorni dopo, a prescrivermi di «camminare il più possibile» quando ancora, dopo sette giorni, dovevo usare la stampella per mettermi in piedi con estrema difficoltà e deambulavo con grandissima fatica, sempre utilizzando la stampella.
Avevo infatti, oltre alla clavicola, fratturato anche il bacino, ed un ortopedico si sarebbe dovuto accorgere che “qualcosa non andava” ed ordinare, doverosamente, altri accertamenti.
Invece passarono ancora venti giorni prima che, di mia iniziativa visto che non miglioravo, decidessi di fare altre lastre, al bacino, e la mia diagnosi si rivelò esatta, la mia.

Tornando ad oggi, il dottor Bazurro, quando meno me l’aspettavo, è ritornato, e ora vi racconto come.

Purtroppo domenica scorsa, 28 aprile, sono stato urtato proditoriamente (secondo una testimone) da un/un’ automobilista che si è poi dato/a alla fuga. Nella caduta mi sono procurato la frattura della clavicola (la solita, la sinistra) ed alcune escoriazioni.

Già comparando i due Verbali di Pronto Soccorso, riferiti allo stesso paziente ed in sostanza allo stesso tipo di incidente nonché a simili conseguenze, stupisce la differenza nel numero di prestazioni: nove prestazioni nel secondo incidente, solo quattro nel primo, e bisogna tenere conto che delle quattro una è “RX ANCA SX”, radiografia anca sinistra, perché lamentavo dolore; radiografia peraltro inutile, visto che né il radiologo né l’ortopedico dottor Marco Bazurro rilevarono la frattura al bacino. Insomma, anca a parte, siamo nove contro tre! O il medico che mi ha visitato al Pronto Soccorso la seconda volta si è inventato qualcosa per passare il tempo o quello che mi ha visitato la prima volta… boh?
Per esempio, una cosa che capiamo tutti: prestazione 90007, quantità 1, pressione arteriosa”; questo risulta nel secondo verbale, invece la prima volta nemmeno la pressione mi hanno misurato… o non hanno ritenuto opportuno annotarla? Inoltre, se il secondo medico scrive “trauma cranico, iniziale amnesia, attualmente ricorda l’accaduto” magari è perché si è premurato di indagare, e non ha “dato per scontato”.

Ma torno al dottor Marco Bazurro. Quando domenica scorsa il medico mi disse che aveva chiamato il Reparto Ortopedia per farmi sottoporre a visita, gli chiesi chi fosse l’ortopedico di turno, ma non seppe rispondermi: temevo, o forse speravo, di sentirmi dire che era lui, lui, il dottor Bazurro. Rimasi in attesa sulla barella.

Quando arrivò non lo riconobbi, credo si sia fatto crescere la barba, ma quando diede mostra di sapere chi ero, gli chiesi «Scusi, lei…?» guardando miope il suo tesserino e capendo subito con chi avevo a che fare; «Bazurro.» rispose lui, e non aspettavo altro. Agitando da destra a sinistra e viceversa l’indice dritto col pugno chiuso feci segno di no, e dissi: «No, no, lei non mi visita.» con voce forte e chiara che fosse udita intorno, da pazienti, infermieri, portantini, medici; quindi chiusi a pugno la stessa mano destra, col dorso verso l’alto, e per due volte apersi il pugno, gesto che inequivocabilmente significa “allontanati” e sottintende fastidio, ed era proprio ciò che sentivo, fastidio.

Come se l’aspettasse si voltò, andò verso l’ambulatorio del medico che l’aveva chiamato e disse a voce alta: «Siete testimoni che questo signore non vuole farsi visitare da me.» e fece per andarsene dicendomi «La saluto»; risposi: «Io no! Cammini!» Allora tornò indietro, entrò nell’ambulatorio e chiuse la porta. Io, quasi liberato, dissi: «Che soddisfazione!» Sì, una liberazione.
Mentre mi rivestivo per andarmene restò nell’ambulatorio per andarsene dopo alcuni minuti.

Quando fu il momento di essere dimesso dissi che non avrei firmato che me ne andavo contro il parere del medico se non fosse stato scritto che avevo rifiutato la visita perché sarebbe stata effettuata dal dottor Bazurro; il medico rispose che allora non me ne sarei andato; gli chiesi se voleva operare un sequestro di persona; intanto era arrivato Fabio, mio figlio.
Prima di firmare il verbale, volli apporre di mio pugno la dicitura che volevo; allora il medico si decise a scriverla sull’originale e farla stampare dal sistema, che restasse tutto in memoria nel sistema stesso.

La vittoria fu quella dicitura: “Il paziente rifiuta la visita ortopedica perché sarebbe stata effettuata dal dott. Bazurro e si dimette volontariamente contro il parere medico.” Il tutto firmato dal sottoscritto.

Ho fatto la scansione del documento, come uno scalpo, uno scalpo appeso alla punta della lancia. Fare doppio clic per leggere.

Pronto Soccorso 28 aprile 2013

 

Nulla per caso

Anche io penso che nulla avvenga per caso. Ma non credo che un episodio che ne determini, più o meno fatalmente, un secondo, avesse come unico scopo quell’accadimento.

Penso invece che siamo sempre noi i protagonisti di quel percorso illusorio che ciascuno chiama “la mia vita”. Credo che se vogliamo una cosa fatalmente l’avremo; saranno al solito nostri e solo nostri la cura e l’onere del sapere discernere se ciò che perseguiamo sia anche ciò che vogliamo, ma questa è una divagazione.

Nell’ottica dell’agire per raggiungere un fine, l’essere o il sentirsi “con le spalle al muro” aiuta nella scelta di cosa volere. Nel raggiungimento dello scopo aiuta invece il tempo se unito alla perseveranza, perché prima o poi il vento gira, come si dice, e ciò che fino a poco prima era considerato impossibile, d’un tratto diventa la cosa che dovrà accedere più probabilmente. Ed ecco che solo allora crediamo di capire che tutto sia successo “per quello”, ma è una visione ex post, in realtà siamo stati noi, coi nostri comportamenti perseveranti, a determinare quanto è accaduto.

Credo, insomma, in quella che viene definita anche profezia che si autoavvera. Ci ho sempre creduto, e di più ci credo ora, dopo che in un anno e mezzo per me tutto è cambiato e ciò che era impossibile è diventato inevitabile.

Di mio ci ho messo soltanto la perseveranza, il coraggio, me stesso. In una frase “ho rifiutato di arrendermi”. Mi faccio i complimenti, ma anche gli auguri, ‘ché il bello viene ora.

 

Anche per me