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Bambini

Con la bella stagione aumentano le mie uscite in bicicletta, quindi sempre più spesso i miei post racconteranno di episodi accaduti durante gite più o meno lunghe sul mio mezzo a pedali.

Pedalare, specialmente su percorsi noti, lascia la mente libera, così che essa riceve messaggi che quando è impegnata in altre attività non è in grado di accogliere; in sostanza penso che il pedalare senza stress, senza pensieri, sia un’attività che genera una sorta di ponte fra inconscio e conscio, permettendo e favorendo associazioni di idee singolari, considerazioni solo apparentemente banali, orientando l’attenzione su particolari che in altri momenti e situazioni sarebbero passati inosservati: io, in modo poco originale, chiamo ciò “dimensione altra“; però questo discorso, per quanto stuzzicante per un appassionato, non è d’interesse generale ed esula dall’argomento del post. Forse.

Qualche giorno fa percorrevo la solita strada che uso durante la brutta stagione per mantenermi allenato, un percorso fatto di trentasei chilometri in gran parte su ciclabili e per marciapiedi percorsi di contrabbando. Entrato in una galleria e dovendo superare due ciclisti che procedevano in fila indiana, suonai il campanello per avvertirli, anche perché la prima era una bambina di sette, otto anni, ed i bambini possono fare manovre improvvise, si sa.
Prontamente il papà si spostò sulla destra, anche se non occorreva essendoci sufficiente spazio, dando contemporaneamente una voce alla bionda centaura che lo precedeva: la bambina si spostò anch’essa subito a destra.

Ringraziai per la cortesia. «Prego» disse il papà, e quando la sorpassai anche la bimba disse «Prego!» ed a me scappò da ridere, perché avvertii quel “prego!” come un’affermazione della propria individualità, un dire che sì, sono piccola, sono qua perché mi accompagna il babbo, ma guido io, conosco le regole e le so rispettare, tu hai ringraziato anche me ed io ti ho risposto.

Magari non pensava tutto quello che ho creduto io, forse sì; certo era una bimba beneducata, e mi ha fatto sorridere.

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ἄνϑοςλογία, raccolta di fiori

Ieri è stata la “prima giornata di Primavera” per me, per il clima ma anche a causa mia: in giro in bici fino a sera tardi, perché ho passato quasi più tempo a guardarmi intorno, a scattare foto, a notare cose, a pensare, a ridere fra me e di me, piuttosto che a pedalare. Naturalmente molte foto hanno riguardato le prime fioriture, fuori tempo in alcuni casi come le primule e le viole per esempio. Qua una scelta.

PrimuleBoccioli 1
 
Boccioli 4Boccioli 5

Boccioli 2

Questo non è un fiore ovviamente, è uno scherzo: santa subito!  😉
 
Santalessandra
 

L’esperienza

«Quando l’ho pensata come un film già visto… ho visto… e infatti era un bluff.
Una vittoria?
Per modo di dire, perché anche le fiches che aveva puntato erano false, come lei.»


 

Subito sera

 

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

 
(Salvatore Quasimodo, “Ed è subito sera“)
 
 
Una riflessione:
questi versi mi hanno sempre fatto pensare che ho qualcosa in comune con la peggiore feccia del genere umano, ma anche con Gandhi, con Einstein, perché no? con Quasimodo, eccetera…
 

Le parole non ascoltate

 
Sono quelle, troppo forti per il coraggio.
E quelle, troppo vive per la vita.

Sono proprio quelle, troppo importanti per un bambino.
Sono sempre quelle, troppo suadenti per una donna.
E sono ancora quelle, troppo romantiche per un uomo.

Sono quelle troppo.
Sono quelle che lontane dalle loro labbra, smarrite esse, non il senso,
quelle che il vento le sgrana, sillabe, lettere, spazi, che          .