Archivi

Perfino banale

 

«Vi curano bene?», mi chiese Bergotte. «Chi si occupa della vostra salute?»

Gli dissi che mi aveva visto, e senza dubbio mi avrebbe visto di nuovo, Cottard.

«Ma non è quel che vi ci vuole!», mi rispose. «Come medico non lo conosco; ma l’ho incontrato dalla signora Swann.
È un imbecille. Ammesso che questo non impedisca di essere un buon medico, cosa che stento a credere, impedisce d’essere un buon medico per artisti, per persone intelligenti… Cottard vi annoierà, e basterà la noia a impedire alle sue cure di riuscire efficaci. E poi, quelle cure non possono essere le stesse per voi e per un individuo qualunque. I tre quarti delle malattie delle persone intelligenti provengono dalla loro intelligenza. Per loro ci vuole almeno un medico che conosca quel male. Come volete che Cottard vi possa curare? Ha previsto la difficoltà di digerire i sughi, l’imbarazzo gastrico, ma non ha previsto la lettura di Shakespeare…»

 

Marcel Proust, All’ombra delle fanciulle in fiore

 

Annunci

Puck

Ci sono persone particolari. Ognuno di noi conosce una persona che considera speciale, una persona con la quale, parlando di qualsiasi cosa, ha la sensazione di essere sulla stessa lunghezza d’onda, quella persona che “ti toglie le parole di bocca”; e la sensazione è la stessa se, invece di parlare, con quella persona si tace.

Sono stato, oggi, con quella che per me è “quella” persona particolare, e l’ho ritrovata, dopo tanto tempo in cui, forse, io mi ero smarrito.

E forse casualmente ci siamo trovati a citare il “Sogno di una notte di mezza estate”, la commedia di Shakespeare in cui tutti, forse come me, si smarriscono, per poi ritrovarsi. Essi per un incantesimo, io “come per un incanto”.

Nella commedia, Puck è l’artefice dello smarrimento e del ritrovarsi, e vero protagonista.

Detto ciò, è ovvio io abbia considerato diversamente la commedia. E Puck. Qui l’epilogo nella rappresentazione dal film “L’attimo fuggente”.

 

 

ma quando vien lo sgelo

 

 

Sì. Mi chiamano Mimì, ma il mio nome è Lucia.

La storia mia è breve. A tela o a seta ricamo in casa e fuori…

Son tranquilla e lieta ed è mio svago far gigli e rose.

 

Mi piaccion quelle cose che han sì dolce malìa,

che parlano d’amor, di primavere, che parlano di sogni e di chimere,

quelle cose che han nome poesia…

Lei m’intende?

 

Mi chiamano Mimì, il perché non so. Sola, mi fo il pranzo da me stessa.

Non vado sempre a messa, ma prego assai il Signor.

Vivo sola soletta là in una bianca cameretta: guardo sui tetti e in cielo;

ma quando vien lo sgelo il primo sole è mio il primo bacio dell’aprile è mio!

Il primo sole è mio.

 

Germoglia in un vaso una rosa… foglia a foglia la spio!

Così gentile il profumo d’un fiore! Ma i fior ch’io faccio, ahimè!

i fior ch’io faccio, ahimè, non hanno odore.

 

Altro di me non le saprei narrare.

Sono la sua vicina che la vien fuori d’ora a importunare.

 

La camera

Pietro emise un piccolo gemito voluttuoso e la sua mano fece un gesto leggero. Eva lo guardò duramente. “Chissà come sarà quando si sveglia.”

Era ciò che la tormentava. Non appena Pietro dormiva, bisognava vi pensasse, non poteva impedirselo. Aveva paura che si svegliasse con gli occhi appannati e si mettesse a balbettare.

“Sono stupida,” pensò, “questo non dovrà cominciare prima d’un anno, Franchot l’ha detto.”

Ma l’angoscia non l’abbandonava; un anno; un inverno, una primavera, un’estate, il principio di un altro autunno. Un giorno i suoi tratti si altererebbero, egli lascerebbe pendere la mascella e aprirebbe solo a metà due occhi lagrimosi.

Eva si chinò sulla mano di Pietro e vi posò le labbra: «Ti ucciderò prima.»

Jean-Paul Sartre, “Il muro” – La camera

Subito sera

 

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

 
(Salvatore Quasimodo, “Ed è subito sera“)
 
 
Una riflessione:
questi versi mi hanno sempre fatto pensare che ho qualcosa in comune con la peggiore feccia del genere umano, ma anche con Gandhi, con Einstein, perché no? con Quasimodo, eccetera…