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Perfino banale

 

«Vi curano bene?», mi chiese Bergotte. «Chi si occupa della vostra salute?»

Gli dissi che mi aveva visto, e senza dubbio mi avrebbe visto di nuovo, Cottard.

«Ma non è quel che vi ci vuole!», mi rispose. «Come medico non lo conosco; ma l’ho incontrato dalla signora Swann.
È un imbecille. Ammesso che questo non impedisca di essere un buon medico, cosa che stento a credere, impedisce d’essere un buon medico per artisti, per persone intelligenti… Cottard vi annoierà, e basterà la noia a impedire alle sue cure di riuscire efficaci. E poi, quelle cure non possono essere le stesse per voi e per un individuo qualunque. I tre quarti delle malattie delle persone intelligenti provengono dalla loro intelligenza. Per loro ci vuole almeno un medico che conosca quel male. Come volete che Cottard vi possa curare? Ha previsto la difficoltà di digerire i sughi, l’imbarazzo gastrico, ma non ha previsto la lettura di Shakespeare…»

 

Marcel Proust, All’ombra delle fanciulle in fiore

 

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Nulla per caso

Anche io penso che nulla avvenga per caso. Ma non credo che un episodio che ne determini, più o meno fatalmente, un secondo, avesse come unico scopo quell’accadimento.

Penso invece che siamo sempre noi i protagonisti di quel percorso illusorio che ciascuno chiama “la mia vita”. Credo che se vogliamo una cosa fatalmente l’avremo; saranno al solito nostri e solo nostri la cura e l’onere del sapere discernere se ciò che perseguiamo sia anche ciò che vogliamo, ma questa è una divagazione.

Nell’ottica dell’agire per raggiungere un fine, l’essere o il sentirsi “con le spalle al muro” aiuta nella scelta di cosa volere. Nel raggiungimento dello scopo aiuta invece il tempo se unito alla perseveranza, perché prima o poi il vento gira, come si dice, e ciò che fino a poco prima era considerato impossibile, d’un tratto diventa la cosa che dovrà accedere più probabilmente. Ed ecco che solo allora crediamo di capire che tutto sia successo “per quello”, ma è una visione ex post, in realtà siamo stati noi, coi nostri comportamenti perseveranti, a determinare quanto è accaduto.

Credo, insomma, in quella che viene definita anche profezia che si autoavvera. Ci ho sempre creduto, e di più ci credo ora, dopo che in un anno e mezzo per me tutto è cambiato e ciò che era impossibile è diventato inevitabile.

Di mio ci ho messo soltanto la perseveranza, il coraggio, me stesso. In una frase “ho rifiutato di arrendermi”. Mi faccio i complimenti, ma anche gli auguri, ‘ché il bello viene ora.

 

L’esperienza

«Quando l’ho pensata come un film già visto… ho visto… e infatti era un bluff.
Una vittoria?
Per modo di dire, perché anche le fiches che aveva puntato erano false, come lei.»


 

Miracoli

 

Io non ci ho mai provato a camminare sulle acque, ma ci provi Lui, come ho fatto io,  a camminare sulla merda e ad uscirne non solo senza sporcarsi con gli schizzi, ma pure con le scarpe pulite.

Certo, Lui se la caverebbe con un miracolo, ma io l’ho fatto da figlio di nessuno.

 

Ci sarà pure un giudice a Torino

«Ci sarà pure un giudice a Berlino»  è una battuta teatrale presa da un’opera di Bertolt Brecht riferita alla storia, vera o inventata, di un mugnaio della città di Potsdam, il quale, nel  1700, per contrastare un sopruso di un nobile, dopo essersi rivolto,  senza esito, a tutti i giudici germanici per avere riconosciuto il suo diritto, volle arrivare addirittura a Federico il Grande di Prussia.  Si recò quindi nella capitale, a Berlino, dove  l’umile ma testardo mugnaio ebbe giustizia
(riportato alla lettera da http://www.aladinpensiero.it/?p=3426)

E c’entra con me l’aneddoto ma è meglio che vada con ordine, per quanto lo consentono le mie capacità di sintesi.

Qualche tempo fa, il sette febbraio per l’esattezza, scrissi un post sulla difficoltà di dire “no” e di come, quel giorno, mi fosse pesato, fosse stata “dura”. Ma oggi è stata peggio, perché ne avevo contro tre, a dirmi che stavo per fare una cazzata.
Erano due funzionari della Polizia Postale di Savona ed un avvocato (d’ufficio) che il “Sostituto Procuratore Dott. Giovanni Battista Ferro“, il P. M. incaricato delle indagini, aveva nominato per me nella mia qualità di “persona sottoposta ad indagini in merito ai reati…”
Sì perché sono anni che denuncio su blog vari, e mi aspettavo mi arrivasse una denuncia, “aspettavo” non è il verbo giusto, ma vado avanti.

Prima l’avvocato si è voluto appartare con me, che gli ho detto chiaro che non avevo bisogno di lui, ma doveva «fare il mio dovere».
Poi siamo tornati nell’altra stanza, ed ho dovuto affrontare solo il Comandante ed il Sovrintendente, ma è stata dura, forse sono io che non mi so spiegare, però già gli avevo mandato un fax, per me la cosa era chiusa lì, invece hanno insistito.

Poi ho detto quello che è stato l’abracadabra, la “frase magica” che evidentemente li ha convinti, perché non hanno più argomentato (per me era sottinteso, sapevo che se denunciavo via web e con e-mail – anonime ma mirate – prima o poi la denuncia sarebbe arrivata, non sono scemo) insomma ho detto: «ma io non aspettavo altro che una denuncia, e guarda caso ha abboccato proprio lui, il più pollo di tutti.»

Allora hanno messo a verbale (quindi reso di pubblico dominio e per ciò pubblicabili) quello che volevo io, queste, testuali, le frasi salienti che ho sottoscritto con piacere:

l’indagato spontaneamente dichiara: non riconosco alcuna Autorità in speciale modo alla Procura della Repubblica di Savona e in particolare il P. M. Dottor G. B. Ferro che in passato mi ha danneggiato omettendo di compiere Atti d’ufficio a mia tutela, come prescritto dalla Legge. Non intendo pertanto rispondere a nessuna delle domande che mi avrebbero sottoposto e ritengo che il fax che ho spedito sia esaustivo … le mie motivazioni. Chiedo formalmente che questo procedimento… venga affidato alla Procura della Repubblica di Torino competente delle indagini riguardanti i Reati commessi dai magistrati della Procura della Repubblica di Savona.

Ho raggiunto lo scopo, nel merito decideranno i fatti, non persone che hanno dimostrato…

Non è che mi aspetti un “bravo” per avere raccontato i fatti miei, perché non mi piace mettere in piazza le mie cose. È che penso non siano solo affari miei, poi fate voi, per me questo è dovere civico.

Sto assaporando ancora questa sensazione nuova ma già conosciuta, senso di liberazione.

Una sola persona ho avvisato della novità, con un SMS che finiva così: “Oggi il cielo è blu sopra Savona.” Poi ho saputo che è una citazione più o meno calcistica, ma io non mi interesso di calcio… avevo in testa un giudice di Berlino, o di Torino… e comunque il cielo era blu, blu, dopo tanto, vaffanculo.