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Perfino banale

 

«Vi curano bene?», mi chiese Bergotte. «Chi si occupa della vostra salute?»

Gli dissi che mi aveva visto, e senza dubbio mi avrebbe visto di nuovo, Cottard.

«Ma non è quel che vi ci vuole!», mi rispose. «Come medico non lo conosco; ma l’ho incontrato dalla signora Swann.
È un imbecille. Ammesso che questo non impedisca di essere un buon medico, cosa che stento a credere, impedisce d’essere un buon medico per artisti, per persone intelligenti… Cottard vi annoierà, e basterà la noia a impedire alle sue cure di riuscire efficaci. E poi, quelle cure non possono essere le stesse per voi e per un individuo qualunque. I tre quarti delle malattie delle persone intelligenti provengono dalla loro intelligenza. Per loro ci vuole almeno un medico che conosca quel male. Come volete che Cottard vi possa curare? Ha previsto la difficoltà di digerire i sughi, l’imbarazzo gastrico, ma non ha previsto la lettura di Shakespeare…»

 

Marcel Proust, All’ombra delle fanciulle in fiore

 

la Luce che ognuno di noi ha dentro

  

«La nostra più grande paura non è quella di essere inadeguati. La nostra più grande paura è quella di essere potenti al di là di ogni misura. È la nostra luce, non la nostra oscurità che più ci spaventa.

Ci chiediamo, chi sono io per essere brillante, bellissimo, pieno di talento e favoloso? In realtà, chi sei tu per non esserlo? Sei figlio di dio. Il tuo giocare in piccolo non serve al mondo.

Non c’è niente di illuminato a sminuire se stessi in modo che altre persone non si sentano insicure vicino a te. Siamo tutti nati per brillare come fanno i bambini. Siamo nati per manifestare la gloria di Dio che è dentro di noi. Non solo in alcuni di noi, ma in tutti noi.

E mentre lasciamo che la nostra luce risplenda, inconsciamente diamo agli altri la possibilità di fare altrettanto. E quando siamo liberati dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.»

 
da “Un corso in miracoli”, citato da Marianne Williamson

 

Nulla per caso

Anche io penso che nulla avvenga per caso. Ma non credo che un episodio che ne determini, più o meno fatalmente, un secondo, avesse come unico scopo quell’accadimento.

Penso invece che siamo sempre noi i protagonisti di quel percorso illusorio che ciascuno chiama “la mia vita”. Credo che se vogliamo una cosa fatalmente l’avremo; saranno al solito nostri e solo nostri la cura e l’onere del sapere discernere se ciò che perseguiamo sia anche ciò che vogliamo, ma questa è una divagazione.

Nell’ottica dell’agire per raggiungere un fine, l’essere o il sentirsi “con le spalle al muro” aiuta nella scelta di cosa volere. Nel raggiungimento dello scopo aiuta invece il tempo se unito alla perseveranza, perché prima o poi il vento gira, come si dice, e ciò che fino a poco prima era considerato impossibile, d’un tratto diventa la cosa che dovrà accedere più probabilmente. Ed ecco che solo allora crediamo di capire che tutto sia successo “per quello”, ma è una visione ex post, in realtà siamo stati noi, coi nostri comportamenti perseveranti, a determinare quanto è accaduto.

Credo, insomma, in quella che viene definita anche profezia che si autoavvera. Ci ho sempre creduto, e di più ci credo ora, dopo che in un anno e mezzo per me tutto è cambiato e ciò che era impossibile è diventato inevitabile.

Di mio ci ho messo soltanto la perseveranza, il coraggio, me stesso. In una frase “ho rifiutato di arrendermi”. Mi faccio i complimenti, ma anche gli auguri, ‘ché il bello viene ora.

 

Puck

Ci sono persone particolari. Ognuno di noi conosce una persona che considera speciale, una persona con la quale, parlando di qualsiasi cosa, ha la sensazione di essere sulla stessa lunghezza d’onda, quella persona che “ti toglie le parole di bocca”; e la sensazione è la stessa se, invece di parlare, con quella persona si tace.

Sono stato, oggi, con quella che per me è “quella” persona particolare, e l’ho ritrovata, dopo tanto tempo in cui, forse, io mi ero smarrito.

E forse casualmente ci siamo trovati a citare il “Sogno di una notte di mezza estate”, la commedia di Shakespeare in cui tutti, forse come me, si smarriscono, per poi ritrovarsi. Essi per un incantesimo, io “come per un incanto”.

Nella commedia, Puck è l’artefice dello smarrimento e del ritrovarsi, e vero protagonista.

Detto ciò, è ovvio io abbia considerato diversamente la commedia. E Puck. Qui l’epilogo nella rappresentazione dal film “L’attimo fuggente”.