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Perfino banale

 

«Vi curano bene?», mi chiese Bergotte. «Chi si occupa della vostra salute?»

Gli dissi che mi aveva visto, e senza dubbio mi avrebbe visto di nuovo, Cottard.

«Ma non è quel che vi ci vuole!», mi rispose. «Come medico non lo conosco; ma l’ho incontrato dalla signora Swann.
È un imbecille. Ammesso che questo non impedisca di essere un buon medico, cosa che stento a credere, impedisce d’essere un buon medico per artisti, per persone intelligenti… Cottard vi annoierà, e basterà la noia a impedire alle sue cure di riuscire efficaci. E poi, quelle cure non possono essere le stesse per voi e per un individuo qualunque. I tre quarti delle malattie delle persone intelligenti provengono dalla loro intelligenza. Per loro ci vuole almeno un medico che conosca quel male. Come volete che Cottard vi possa curare? Ha previsto la difficoltà di digerire i sughi, l’imbarazzo gastrico, ma non ha previsto la lettura di Shakespeare…»

 

Marcel Proust, All’ombra delle fanciulle in fiore

 

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Bambini

Con la bella stagione aumentano le mie uscite in bicicletta, quindi sempre più spesso i miei post racconteranno di episodi accaduti durante gite più o meno lunghe sul mio mezzo a pedali.

Pedalare, specialmente su percorsi noti, lascia la mente libera, così che essa riceve messaggi che quando è impegnata in altre attività non è in grado di accogliere; in sostanza penso che il pedalare senza stress, senza pensieri, sia un’attività che genera una sorta di ponte fra inconscio e conscio, permettendo e favorendo associazioni di idee singolari, considerazioni solo apparentemente banali, orientando l’attenzione su particolari che in altri momenti e situazioni sarebbero passati inosservati: io, in modo poco originale, chiamo ciò “dimensione altra“; però questo discorso, per quanto stuzzicante per un appassionato, non è d’interesse generale ed esula dall’argomento del post. Forse.

Qualche giorno fa percorrevo la solita strada che uso durante la brutta stagione per mantenermi allenato, un percorso fatto di trentasei chilometri in gran parte su ciclabili e per marciapiedi percorsi di contrabbando. Entrato in una galleria e dovendo superare due ciclisti che procedevano in fila indiana, suonai il campanello per avvertirli, anche perché la prima era una bambina di sette, otto anni, ed i bambini possono fare manovre improvvise, si sa.
Prontamente il papà si spostò sulla destra, anche se non occorreva essendoci sufficiente spazio, dando contemporaneamente una voce alla bionda centaura che lo precedeva: la bambina si spostò anch’essa subito a destra.

Ringraziai per la cortesia. «Prego» disse il papà, e quando la sorpassai anche la bimba disse «Prego!» ed a me scappò da ridere, perché avvertii quel “prego!” come un’affermazione della propria individualità, un dire che sì, sono piccola, sono qua perché mi accompagna il babbo, ma guido io, conosco le regole e le so rispettare, tu hai ringraziato anche me ed io ti ho risposto.

Magari non pensava tutto quello che ho creduto io, forse sì; certo era una bimba beneducata, e mi ha fatto sorridere.

Per non farsi mancare niente…

Anch’io guardo le statistiche del mio blog, e guardo, con curiosità devo dire, cosa gli internauti digitano sui motori di ricerca per arrivare al mio blog (alla voce “TERMINI RICERCATI NEI MOTORI DI RICERCA“) e sono sempre le stesse cose più o meno… ma oggi…

questo è stato proprio grande! Guardate cosa ha digitato:

sesso di ogni genere di ogni eta anno tempo anche con web cam su you porn

chissà cosa cercava?  :mrgreen:

Vabbe’, il mio è il sesto risultato, ma solo per la tag “Youporn”… che evito di mettere qua sotto.

 

Fiducia… è una parola! Sì, ma non una qualsiasi

 

fidùcia s. f. [dal lat. fiducia, der. di fidĕre «fidare, confidare»] (pl., raro, –cie).

1. Atteggiamento, verso altri o verso sé stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità, e che generalmente produce un sentimento di sicurezza e tranquillità.

 
(dal Vocabolario on line Treccani)