Disorientamenti

 

Anni fa, durante una visita a Leningrado, stavo consultando una mappa per capire dove mi trovavo, ma non ci riuscivo. Intorno a me potevo vedere diverse chiese enormi, ma nella mia mappa non c’era traccia di chiese. Alla fine un interprete venne ad aiutarmi e mi disse: «Nelle nostre mappe non indichiamo le chiese». Contraddicendolo, puntai il dito su una chiesa che era segnata molto chiaramente. «Ah, ma questo è un museo» mi rispose, «non è quella che chiamiamo una “chiesa vivente”. Solo le “chiese viventi” non sono mostrate sulle mappe».
Pensai subito che quella non era la prima volta che mi veniva fornita una mappa che ometteva di indicare molte delle cose che avevo proprio davanti agli occhi. Durante tutti gli anni di scuola e università mi erano state fornite mappe di vita e conoscenza su cui difficilmente riuscivo a trovare traccia di cose che mi stavano a cuore, e che pure mi sembravano avere la più grande importanza per la condotta della mia vita. Ricordai allora che per molti anni la mia perplessità fu assoluta, e che mai nessun interprete si fece avanti per aiutarmi. E tale rimase finché non smisi di sospettare della sanità delle mie percezioni e cominciai, invece, a sospettare della validità delle mappe.

 

Ernst Friedrich Schumacher, Una guida per i perplessi

 

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