Macondo

 

“Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito.”

 

(Gabriel García Márquez, Cent’anni di solitudine)

 

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8 thoughts on “Macondo

    • per me è stata un’esperienza leggerlo. l’ho ripreso qualche anno fa, ma ho mollato: non avevo “la testa”, però credo che sia “da leggere”. l’ho “ordinato” anche a Fabio, mio figlio… 😉

  1. Sarò forse l’unica al mondo a dirlo, ma ti confesso che ho fatto una gran fatica a leggere questo romanzo e non mi ha lasciato un buon ricordo. Troppa gente, troppi nomi (e tanti tutti uguali), troppe parole…

    • non sei certo l’unica al mondo, non credo.
      però forse non è un romanzo, è un’esperienza a cui bisogna essere pronti (sono poetico).
      tanti, troppi nomi, tanti perfettamente uguali, ma che importa? è necessario ricordare la genealogia o è importante lasciarsi affascinare?
      non lo nego, sono stato affascinato da Macondo, per esempio.
      ma non sei certo l’unica, io non sono riuscito a leggere romanzi ben più leggeri.

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