Storia di E

 

Perché sembra che io sappia, ma io solo deduco, da quello che vedo e con quello che so.

Perché io mi conosco, e conosco voi. Ma è l’interazione, è quando i nostri mondi si contaminano, che non capisco, e non ne capisco i meccanismi.

C’è stato un tempo in cui avevo fatto l’abitudine ai colpi, e anche l’abitudine al non riuscire a vedere più da che parte arrivassero, anche se gli occhi erano aperti; e non mi chiedevo nemmeno più perché: pensavo che ci sarebbe stato un tempo; ché quello il tempo non era.

Ora, è stato lo stesso. E mi domando: è stata la mia vulnerabilità di ora? O un dover ricordare il passato, e quel sentire, proprio in questo particolare momento? O forse una tua qualche necessità di malvagità? O, più semplicemente, non ci deve essere per forza una ragione, per il male?

(ad E. A., che ringrazio per la fiducia, la stima, il permesso di pubblicare)

 
Nota: sarebbe di moda che “E” fosse una donna, ma non è necessario. Anzi: non è una donna.
 

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6 thoughts on “Storia di E

  1. è una brutta storia di violenza, di quelle che non finiscono sui giornali. se l’avessi semplicemente raccontata sarebbe stato un articolo di giornale.
    l’ho conosciuta un mesetto fa, dal protagonista.
    ci sono rimasto male perché una cattiveria senza senso e senza ragione, di oggi, aveva fatto emergere il ricordo di antiche violenze in “E”… che evidentemente ancora “cova”. ho buttato giù ‘ste righe, gli sono piaciute… va meglio così?

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