L’altra metà del mondo

 

Qualche mese fa, una sera, capitai all’Ostello per la Gioventù di Bologna. Dico che “capitai” perché fino ad un’ora prima, le quattro del pomeriggio, non sapevo che avrei dovuto fermarmi a Bologna a dormire, perciò non avevo prenotato.

Arrivai di cattivo umore perché ero passato da un ristorante lì vicino dove speravo di cenare e l’avevo trovato chiuso, quindi sapevo che avrei dovuto fare chilometri, più tardi, per mangiare: avevo escluso di farmi portare una pizza, o scaldarmi qualche primo, o secondo, di quelli che passano lì.
Di una cena “come si deve” avevo bisogno, dopo cinque giorni in giro, cinque giorni in cui avevo fatto un solo pasto buono, anzi ottimo, a Zocca, la sera prima; per il resto panini, pizze, spuntini di corsa, gelati, un’assurdità pensando che avevo girato per Toscana ed Emilia, due regioni dove si mangia non bene, meglio.

Il cattivo umore divenne contrarietà, perché c’era la coda alla reception, ed io ero il terzo. Prima c’era una coppia di stranieri, parlavano inglese, ma la contrarietà diventò incazzatura quando toccò al cretinetti prima di me, un ragazzino italiano che chiese l’inverosimile all’impiegata, perché aveva non so quali esigenze, doveva fare un qualche “concorso”, non sapeva se avrebbe passato lo scritto, quindi per quanti giorni gli sarebbe servita la camera… (prenotare per telefono no?) Lo odiavo, mentre la coda aumentava; mi sedetti su un divano accanto ad una signora che era di partenza; come bagaglio aveva un trolley abbastanza grande ed uno zaino di medie dimensioni ma zeppo. Non so perché si fosse seduta, cosa aspettasse, cosa dovesse fare, ero stanchissimo.
Aveva dai quaranta ai quarantacinque anni, la classificai come “straniera” così, per una prima impressione.

Non so come cominciammo a parlare, ma effettivamente non era italiana, era neozelandese, aveva girato per dieci giorni fra Toscana (certo Firenze) ed Emilia ed ora doveva andare a Parigi, in treno, per prendere l’aereo per tornare a casa, ed era preoccupata, mi sembra di ricordare, per una coincidenza. Il fatto è che aveva girato in Italia in autostop!
La cosa mi sbalordì, ma quella donna era lì, reale, il mio inglese è un po’ così, ma se uno mi dice hitchhiking lo capisco… specialmente se mi mostra il pollice nel classico gesto!

E continuò a parlare, a parlare; io per un po’ interloquii anche, come potevo, ma ad un certo punto restai lì a guardarla, perché capii che non era importante che io dicessi la mia, era importante che lei fosse lì, che potesse parlare e che io l’ascoltassi, perché per lei quel viaggio, quel modo di viaggiare era “importante” e solo quello dovevo capire. Finché arrivò il mio turno e ci salutammo, con un abbraccio e un “buon viaggio”. Quando ebbi la mia camera mi voltai per cercarla, era già partita.

 

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12 thoughts on “L’altra metà del mondo

  1. Donna coraggiosa o incosciente ! Oggigiorno viaggiare con l’autostop è una vera e propria roulette russa ,penso che abbia avuto anche tanta fortuna!
    ciaooo
    liù

  2. L’hai scritto nel titolo: viene da un altro modo di pensare, non migliore o peggiore, solo diverso.
    Io comprendo il rischio razionalmente, però devo ammettere d’aver fatto l’autostop almeno 3 volte, per motivi di assoluta urgenza (cioè, non era programmato come il viaggio della signora, ma erano tre situazioni in cui mi ero venuta a trovare all’improvviso nella necessità di fermare un automezzo). E’ stato in età adolescenziale e post-adolescenziale, quindi forse ho rischiato anche di più.
    C’è da dire che quelli che m’hanno dato i passaggi si sono trovati pressoché costretti: non ho alzato il pollice, ma ogni volta mi sono piazzata sulla carreggiata sbracciandomi: si sono dovuti fermare per forza! Però ripeto che erano situazioni d’urgenza improvvisa. 😕
    Buon inizio di settimana!
    Aurora

      • Dea Silenziosa scrive:
        28 gennaio 2013 alle 04.39

        “PS- il cane del gravatar è tuo?? Se sì.. gli hai regalato la bambola gonfiabile?? 😮 ”

        Risposta:

        :mrgreen: sai… si sentiva solo… :mrgreen:

        p. s.: ho notato che hai orari “tuoi”, io ancora sono alla gavetta 😉 al tuo confronto… ma non dispero!!! 😀

          • ah, non pensavo ai dolori, ai selvaggi-disordinati-mangioquandhofameedormoquandhosonno-testanellenuvole-senzobblighi-senzorari… come me, essere svegli a certe ore sembra “naturale”, “normale” 😐 😉

            • No no, c’ho un marito da accudire amorevolmente.. abbiamo fatto 6 mesi di matrimonio il 28 gennaio 😀
              Però sì anche per me certi orari o evenienze fuori dalla norma (tipo i risvegli notturni e i dolori, maledetti..) sono ‘normali’ 😦 Cerco d’organizzarmi…

    • tutto vero quello che hai detto di modi “altri”.
      però a volte non bisogna andare (letteralmente) nell’altro emisfero per incontrare persone così, che ci sono, certamente, anche nel tuo quartiere. bisognerebbe che si volesse conoscere, ma in genere le persone mostrano la parte più “normale” (banale? noiosa?) di sé, ed è in fondo ciò che vogliamo… per sentirci sicuri?

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