Parole sante

 

«È che hai sempre incontrato delle troie!»
gli urlò lei per finire
prima di sbattersi la porta dietro le spalle.

 

Finalmente solo, di nuovo libero, lui si lasciò andare sul divano;
allargò le braccia sulla spalliera bassa;
alzò gli occhi al cielo e… «parole sante» sospirò.

 
 
 

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8 thoughts on “Parole sante

  1. Posso augurarti Buon Natale?
    Passavo dalle Tue parti e mi hanno colpito alcune Tue frasi che condivido.
    Tornerò.
    Un abbraccio 😉

  2. Eccomi di nuovo. 🙂
    Ho girato nelle stanze di casa Tua ed ho appreso di un recente incidente che Ti è occorso. Incidente dal quale mi sembra di leggere che Ti sei ripreso, anche se dolorosamente e sei riuscito a tornare in sella. Una buona dose di volontà Ti ha sicuramente aiutato a superare quel momento.

    Leggo poi di tanta rabbia. Sparsa come si spargono i semi in un campo appena arato. Semi che, germogliando, scaturiranno nuova rabbia. Sei arrabbiato con la politica, (ci sono schieramenti e leader chiamati a realizzare con le prossime elezioni quello che non sono stati in grado di realizzare quando hanno governato, politici che non abbandonano l’idea della rinuncia personale, nei famosi tagli buoni solo per noi, dopo aver strombazzato esattamente il contrario), c’è la crisi economica che ha alimentato le disuguaglianze tra ricchi e poveri, c’è un popolo che dovrebbe essere sovrano (lo afferma la nostra Costituzione) intanto paghiamo un fiume di tasse e anzichè sovrani ci sentiamo solo sudditi di questo Stato.
    Ce ne sarebbero di cose da raccontare, per confrontarci in un clima disteso, di pacata conversazione.
    E racconti di abusi di potere, di corruzione, di potenti impuniti. E chi più ne ha ne metta.
    Molti argomenti sui quali tornare a riflettere.
    Ti leggo e altro che rospi in gola mi vengono su. Rabbia, impotenza, delusione. Eppure già parlandone, scrivendone, sento che qualcosa possiamo far muovere, fosse pure un minimo sussulto alla nostra coscienza.
    Oggi è il giorno di Natale: auguri sinceri … almeno questi “non fanno male”.
    Tornerò.
    Un abbraccio
    carla
    (Non ho un blog personale, forse un giorno…
    Da alcuni mesi ho parcheggiato da Arthur (Il mondo di Arthur wordpress) i miei pensieri. C’è un buon clima, persone che è valsa davvero la pena conoscere: persone vere. Se ne hai voglia, prova a farti un giro, c’è un’accoglienza genuina credimi! Ciao)

  3. Ciao Carla. Ho dato un’occhiata a ilmondodiarthur.wordpress.com
    Sto pensando se rispondere al tuo post “Le cose della vita” ma non so, forse dovrei essere molto banale; poi non ho voglia né sento il bisogno di “confrontarmi in un clima disteso” o di “conversare pacatamente”; in più sono oltre “la rabbia, l’impotenza, la delusione”; ancora, non ce l’ho coi politici ma con chi li ha votati, non ce l’ho col ministro che ruba, ma col mio vicino di casa che, per rubare qualche euro, quel ministro l’ha eletto.
    Il problema non è pagare tante tasse (bisognerebbe pagarne di più) è che i soldi delle tasse li rubano.
    Il problema è che io non mi sento un suddito, ma che sono circondato da servi che si dicono miei concittadini e (pensa un po’!) si dicono miei pari, ovvero anch’io sarei un servo mentre essi non pensano nemmeno lontanamente di comportarsi come “cittadini”: una barzelletta!
    Ora, ti ho già detto che sei benvenuta in quella che tu chiami “casa mia”, quindi puoi togliere il cappotto, metterti a tuo agio, rilassarti; per esempio potresti smetterla di mettere la “t” maiuscola ogni volta che ti riferisci a me.
    Se ce ne fosse bisogno ti dico: tranquilla, fa’ come se fossi a casa tua… 😉

  4. Ciao, aspetta che mi tolgo il cappotto e…..
    a) abolisco la T maiuscola perché sei tu a chiedermelo;
    b) riconosco (nonostante la genuina ospitalità) di essere a casa tua e quindi come si conviene mi muovo in punta di piedi nel massimo rispetto delle regole;
    c) il blog deve costituire una “parentesi serena” nel confronto fra persone altrimenti c’è la palestra sottocasa dove non si risparmiano i colpi bassi e i tiri mancini.

    Sulla Società che ci circonda e della quale comunque facciamo parte (dolenti o nolenti per quel senso di appartenenza, anche se allo sbando), sui suoi cittadini (nostri simili anche se non spesso alla pari che non regalano certo lustro al Paese), su una rabbia che è montata peggio della panna e che ha seppellito uomini e cose come fosse una coltre di spessa neve e ……su tante, troppe altre cose che originano malessere, una spugna che non smette di assorbire destinata a calcificare tutto il male catturato potremmo parlare per mesi interi sfiorando troppi luoghi comuni ma temo, alla lunga, di diventare anch’io vittima di un furore ideologico.
    La situazione reale è un quadro convenzionale che fatica a rendere il Paese unito attenuando le proprie responsabilità.

    Dei tempi lontani della scuola ricordo una regola latina:
    I verbi “spero” “promitto” e “iuro” …. reggono l’infinito futuro.
    Oggi sento l’inutilità di questa regola: il nostro è proprio un futuro infinito.
    Può reggersi sulle promesse, sulle speranze, sui giuramenti?
    Temo di no.

    Mi metto nuovamente il cappotto, ti auguro buon Santo Stefano, a presto
    carla

  5. Confesso che nella mia precedente risposta sono stato frettoloso (forse perché ho provato una certa stizza nell’essere invaso) ma essa ha avuto un effetto. Che poteva essere quello che tu non rispondessi, oppure che tu ti adeguassi, cosa che hai cominciato a fare.
    Ho preso tempo stavolta. Sono uscito, volevo andare a mangiare al ristorante, invece ho fatto colazione al bar con cornetti, latte e caffè; ho buttato giù questa risposta, o la bozza. Poi, visto che è spuntato un po’ di sole, volevo andare a fare un giro in bici, nell’aria fredda e chiara, ma prima ti voglio rispondere, sennò ti penso, m’incazzo, e non mi godo il giro… (p. s. delle 17.10: ovviamente è una battuta! ;-))
    Non è che non apprezzi il tuo sforzo (evidente!) di essere una buona ospite, è che non capisco “dove tu voglia andare a parare” ed ora ti spiego,
    • tu dici “Eppure già parlandone, scrivendone, sento che qualcosa possiamo far muovere, fosse pure un minimo sussulto alla nostra coscienza.” Sono anni, decenni, che la mia coscienza è sottoposta non a sussulti ma a terremoti, è disastrata, non riesco più a rattopparla per continuare a conviverci, ha urgentissimo bisogno di essere messa in sicurezza, deve uscire dalla zona sismica(!)
    • dai per scontate cose che lo sono solo per te, usi i verbi sbagliati, continui, dopo il tuo ingresso soft del 24 dicembre, a sentenziare… il blog non “deve”, ci si “confronta” solo se uno vuole prevalere sull’altro, altrimenti ci si accetta e basta, senza “doverlo” dire, nulla è “dovuto” e nulla “si deve”
    • quella che tu definisci “Società che ci circonda e della quale comunque facciamo parte (dolenti o nolenti per quel senso di appartenenza…” per me è una vera e propria società per delinquere; si fa parte solo di ciò di cui si vuole fare parte, se siamo “dolenti” o “nolenti” la nostra coscienza, se non la mettiamo a tacere, ci impone di manifestare chiaramente il nostro dissenso, e non scrivendo su un blog o “col voto”, ma coi fatti: io non voglio essere colpevole neppure di “concorso esterno” in quella che ritengo una vera e propria “associazione di tipo mafioso”
    • quando dici di non voler diventare anche tu “vittima di un furore ideologico” be’ non capisco di cosa parli, mi sembra politichese; se per ideologia intendi quella chiaramente esposta nella Costituzione, ideologia che, violata, generi furore, ben venga quel furore ideologico
    • quando dici “La situazione reale è un quadro convenzionale che fatica a rendere il Paese unito attenuando le proprie responsabilità.” parli ancora politichese, è una frase che non significa nulla. Se cerco di capire ed estrapolo “… fatica a rendere il Paese unito attenuando le proprie responsabilità” posso obiettare che è proprio perché mi assumo le mie responsabilità (personali!) che, dopo essermi strenuamente opposto a tutto ‘sto schifo, ora, stanco, ho deciso di lasciarvi a voi stessi, io ho già dato e mo so’ cazzi vostri!

    Per finire non spero, non prometto, non giuro, SO che andrò a stare meglio.
    Magari potresti scendere dal piedistallo e smetterla di cercare di… ancora non l’ho capito!

    Ok, ora vado a prendere freddo, anche per te.

    Buona giornata!

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